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Vermeer, l’arte e la seduzione nell’intimo di uno sguardo

La storia dell’arte è ricca di ritratti femminili eseguiti solo per illudersi di  poterne carpire i segreti più profondi e preziosi, imprigionati e protetti tra due labbra come una perla nella sua conchiglia. Difficilmente decifrabili, come la bellezza di uno sguardo femminile che porta in superficie un mondo interiore complesso e magnetico. Johannes Vermeer fu l’artista che più si avvicinò a quel mistero.

di Cristiana Zamboni

In tutta la storia della letteratura e dell’arte la figura femminile è la più rappresentata, analizzata, studiata, incompresa ed amata. Fin dall’antichità l’uomo ha cercarto di comprenderne i segreti così da poterla definire in un algoritmo. Ha costruito canoni e definizioni che crollano come castelli di ghiaccio al sole d’estate se vengono posti davanti alla vera bellezza.

La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nell’acqua scura di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna.
Oscar Wilde

Ragazza con l'orecchino di perla
Ragazza con l’orecchino di perla
Jan Vermeer 1665 Photo wikipedia.org

Johannes van der Meer fu uno dei pochi uomini che riusci ad avvicinarsi il più possibile all’intimo segreto del mondo femminile oltrepassando addirittura l’ermetico sorriso della Gioconda di Leonardo. Fu lui che, ammaliato dalla Ragazza con l’orecchino di perla, riuscì ad immortalare l’attimo in cui  il segreto sta per essere svelato. Un segreto che dal 1665 è posato sulle labbra socchiuse di una giovane, magistralmente dipinte e confinate in un viso in cui, anche gli occhi,  partecipano vivi e divertiti all’eterno e seducente  gioco a nascondersi.

Lo fissai negli occhi, e vi lessi la tenerezza. Ma vi vidi anche quello che temevo: delle aspettative.  T. Chevalier

Jan Vermeer è uno tra i più grandi artisti rappresentativi della pittura fiamminga del Seicento olandese, si sa molto poco di lui così come della sua Monna Lisa, probabilmente a  causa del suo carattere schivo e riservato da cui deriva il suo soprannome di Sfinge di Delft.

Come un fotografo che si sforzi di attenuare i forti contrasti degli oggetti senza offuscarne le forme, così Vermeer ammorbidì i contorni pur mantenendo l’effetto di solidità e fermezza. È questa combinazione strana e unica di morbidezza e di precisione che rende indimenticabili i suoi quadri migliori. Ernst Gombrich

Nasce a Delft nel 1632 e viene battezzato con rito protestante il 31 ottobre dello stesso anno, cresce nella sua città natia senza dimostrare mai una particolare tendenza ad andarsene. Inizia a dipingere intorno ai vent’anni ed impara a coltivare la sua ispirazione artistica grazie al padre, tessitore e commerciante di opere d’arte.  Alla morte del padre , nel 1652, eredita tutto il percorso lavorativo paterno ed anche la locanda acquistata dalla sua famiglia nel 1641. Muore a quarantatre anni, si pensa per le precarie condizioni economiche in cui versava.

A causa delle grandi spese dovute ai figli e per le quali non disponeva più di mezzi personali, si è afflitto e indebolito talmente che ha perso la salute ed è morto nel giro di un giorno e mezzo. Catharina Bolenes

 

Autoritratto di Vermeer
Autoritratto di Vermeer

Nel 1653 si sposa e si converte al cattolicesimo e da quel matrimonio sarà allietato dalla nascita di ben quindici figli. Non era un periodo economicamente semplice per il suo paese, nella seconda metà del XVII secolo i Paesi Bassi perdono la forza economica conquistata e le successive due guerre con l’Inghilterra, nel 1652 e  nel 1665,  mettono il paese definitivamente  in ginocchio lasciandolo con pochissime possibilità lavorative.

Il percorso di Vermeer si potrebbe distinguere in due principali periodi, il giovane Vermeer,  ben diverso e comodamente adagiato in una pittura classica destinata più alla fede che alla sua ricerca artistica, e lo straordinario artefico Vermeer, che ha portato sotto i riflettori non solo l’arte olandese, ma l’importanza storica del suo stesso paese. Un maturo artista capace di rendere, attraverso la luce, il senso leale della realtà e, perfezionando l’effetto compositivo dell’opera,  creare una dimensione del tempo che sembra esistere concretamente sulla tela.

Annoverato fra gli artisti più attenti e riflessivi, è un personaggio dai mille risvolti, dalle molteplici variazioni della tecnica artistica e dai piccoli segreti che hanno permesso alle sue opere di essere tempestivamente riconoscibili.  Sceglie personalmente con minuzia e puntigliosità i pigmenti dei colori da usare per i suoi quadri e per procurarseli, arriva ad intraprendere lunghi viaggi restando lontano da casa per diversi giorni, pur di trovare l’esatto punto di blu oltremare e giallo ocra che tanto amava, cosa assai tediosa per un uomo restio al mondo come lui.

La lattaia
La lattaia
Jan Vermeer
1658

 

 

Grande interprete della pittura di genere, ama rappresentare scene di vita casalinga quotidiana rappresentando una classe sociale attiva e produttiva. Simbolo di quei valori familiari che si riscoprono risorsa fondamentale per un paese in crisi, quasi a voler recuperare la dignità che la guerra aveva estirpato al popolo olandese.

 

 

 

 

È stato l’orgoglio che ha trasformato gli angeli in diavoli; è l’umiltà che rende gli uomini uguali agli angeli. Sant’ Agostino

Vermeer, a differenza dei suoi predecessori e contemporanei, attraverso i suoi soggetti affronta in modo prepotente e potente le annose questioni di genere e classe sociale. Le identifica e le volge, pur mantenendo un profilo molto pacato, all’attenzione dell’osservatore facendo emergere l’importanza di ogni individuo nella vita sociale ed economica di un paese. Le sue figure predilette sono proprio quelle che spesso vengono relegate ai lavori più umili e poco considerati, seppure necessari. Figure silenziose che elargiscono i loro servigi con dedizione senza mai mettersi in mostra, lontane dalle troppe parole e composite nei fatti, ormai necessari per poter riassettare una comunità sull’orlo del baratro.

Ricordate come un Vermeer, nonostante la sua amorosa cura dei particolari, riuscisse col mezzo della luce a darci dei capolavori di unità stilistica.  Matteo Marangoni

Viene spontaneo sottolineare la capacità di Vermeer di esprimere, attraverso le immagini delle sue opere, la totalità e la complessità dei suoi pensieri che, attraverso sfumature e pennellate, permettono all’osservatore di vedere sotto più punti di vista e luce, il suo estremo realismo che si fonde con la sua fantasia.

Non fece molti quadri in vita sua, e pochi di essi rappresentano scene importanti. Perlopiù si tratta di figure semplici nella stanza di una tipica casa olandese. Altri quadri mostrano una figura soltanto, intenta a una semplice occupazione, come una donna che versa il latte. La pittura «di genere» ha ormai perso con Vermeer l’ultima traccia di bizzarria; le pitture di Vermeer sono vere nature morte con esseri umani. Ernst Gombrich

Donna che legge una lettera davanti alla finestra Jan Vermeer 1658 Photo wikipedia.org

Vermeer si trova in netto contrasto con la tendenza artistica del periodo e decide di trovare una compromesso conciliante con la sua visione di pittura creando le famose Tronie, ovvero ritratti rappresentanti personaggi comuni.

Una delle più famose tronie di Vermeer è  rappresentata dal dolce e sensuale volto di una misteriosa fanciulla dalle incerte origini. Difficile dire se sia  esistita davvero o  sia frutto della fantasia dell’artista, si potrebbe giocare ad ipotizzare fosse una delle giovani donne a servizio nella sua locanda, tenendo conto anche della tendenza del pittore a ritrarre le persone che contornavano la sua vita. Vero o no, immaginarla reale,  rende certamente la storia più affascinante. Non ha nome e viene identificata col titolo dell’opera dipinta dall’artista la  Ragazza con l’orecchino di perla o la Ragazza col turbante.

Conquistare l’anima di una ragazza è un’arte, sapersene liberare è un capolavoro.
SØREN KIERKEGAARD

Una giovane donna dal viso seduttivo e misterioso che si  gira verso l’osservatore nell’ istante in cui lui si ritrova davanti all’opera.  L’ espressività e l’eloquenza del suo sguardo, avvolti solo da un’atmosfera silente, sono impressionanti. I riflessi della luce si muovono fino a creare una sorta di tangibilità della  pelle e dei tessuti del turbante che la adornano.

Osservate [nel Gentiluomo e ragazza che beve} la natura morta, così complessa, formata dalla sedia, dalla carta sul tavolo, e infine dal banco, che fa ‘fuggire’ le forme verso il fondo. Guardate bene il disegno, così mutevole di colori e di luce, e poi confrontatelo con la natura morta dell’Amore del Caravaggio: vi troverete lo stesso spirito, ma di un’altra generazione.  G. Isarlo

Galantuomo e donna che beve Jan Vermeer 1660
Galantuomo e donna che beve
Jan Vermeer
1660

La ragazza con l’orecchino di perla è la dimostrazione del maturo virtuosismo pittorico di Vermeer.  Il volto è abilmente modellato col colore e dona la sensazione reale di una pelle giovane e vellutata.  Attraverso pochissime pennellate di luce, l’artista, riesce a donare consistenza epressiva e luminosa ai suoi occhi e carnosità e morbidezza alle sue labbra appena dischiuse. Quest’opera, in ogni suo particolare, enuncia tutta la delicata genialità dell’artista olandese.

Sei così calma e silenziosa, non ti apri mai. Ma dentro di te ci sono dei segreti. Qualche volta li vedo, nascosti nei tuoi occhi. La ragazza con l’orecchino di perla di Tracy Chevalier

Un’originalità inconfutabile se ci poniamo come osservatori della sua peculiarità più insita, riuscire a catturare nei suoi soggetti il valore dell’intimità. Una confidenza che si svela allo spettatore, a volte leggermente ambigua come se, il soggetto ritratto, giocasse con la mente di chi osserva, ed a volte guardinga, attenta a non lasciar andare tutto il mistero della sua vita privata. Un vedo e non vedo che crea seduzione e curiosità all’intelletto, un dire e non dire che ricerca la copartecipazione esterna al mistero.

I suoi occhi valgono quanto una stanza colma d’oro, ma talvolta vede il mondo come lui vorrebbe che fosse, e non com’è. Non capisce quali conseguenze ha sugli altri questo suo idealismo. Pensa solo a se stesso e al suo lavoro, non a te. Quindi devi stare attenta…La ragazza con l’orecchino di perla di Tracy Chevalier

I soggetti di Vermeer vogliono raccontare, attraverso i desideri artistici del pittore, la propria realtà che nettamente si differenzia dal corso politico e storico del loro paese. Vogliono raccontare una dignità che, seppur semplice e legata al focolare, resta sempre il punto di partenza per un’esistenza modesta ma prolifica. Fatta di un’ operosità sotterranea ma poetica e sempre illuminata da un riflettore che penetra nei movimenti mai casuali dei protagonisti, proprio a sottolinearne il messaggio e l’inviolabile intimità.

La scelta del turbante e dell’orecchino di perla non sono da considerarsi particolari canonici della pittura di Vermeer. Sono stati appositamente scelti per creare una composizione equilibrata sia dal punto di vista stilistico che emotivo. E non solo.

particolare de
particolare de “Ragazza con l’orecchino di perla”
Jan Vermeer

 

La perla è grande per essere considerata pregiata. Sicuramente era una di quelle finte perle che arrivavano da Venezia. Prodotte in vetro per poi esser ridipinte. Molto meno costose di quelle vere.  In quest’opera la grandezza della perla acquista un valore essenziale. Lì vi si specchia l’ambiente esterno posto di fronte alla modella.  E, grazie alla luce che entra dalla finestra,  si  ha la sensazione di intravedere  una figura umana.

 

 

 

Potrebbe essere il pittore  stesso che le si trova di fronte per ritrarla o lo spettatore dell’opera. Così facendo, l’artista,   pone realmente in quel gioco di sguardi l’osservatore proiettandolo proprio lì davanti a lei e riflesso nel suo orecchino.

Beati coloro che si baceranno sempre al di là delle labbra, varcando il confine del piacere, per cibarsi dei sogni.  Alda Merini

Il vero segreto dell’opera è la capacità di suscitare un’attrazione particolare da parte dell’osservatore  verso il soggetto. Simbolicamente legata alla psicologia del profondo e, altrettanto sicuramente, attribuibile al linguaggio corporeo insito nella postura  assunta dalla fanciulla. Ella ruota il collo spostando il viso quasi all’altezza delle spalle. Portando gli occhi  al massimo grado di angolazione come a cercare qualcosa che sta dietro all’osservatore.  In un civettuolo atteggiamento atto ad instillare il dubbio che lei sia interessata ad altro.

particolare occhi
particolare occhi

Affascinante e morbida in un posa tra il venire e l’andare. Tra l’invito a seguirla ed il suo porgersi a chi la guarda. Tra il suo concedersi e ritrarsi allo stesso tempo. Tipico della sensualità femminile.

Le donne dei suoi quadri… lui le tira dentro nel suo mondo. Tu ti ci potresti perdere.

T. Chevalier

Unico soggetto di tutta l’ambientazione dell’opera. La luce, che proviene dall’alto,  è al servizio dell’esaltazione della sua ingenua e consapevole voluttuosità. La sua immagine si scaglia in un profondo buio che l’avvolge così come l’avvolge l’eterno mistero della sua storia.

L’arte di Vermeer è al servizio della sua modella.

… I suoi occhi si agganciarono ai miei. Non riuscivo a pensare a nulla se non che il loro colore grigio era identico all’interno di una conchiglia di ostrica. Sembrava che stesse aspettando qualcosa. Il viso incominciò a contrarmisi dalla paura, forse non gli stavo dando quello che desiderava.

Tracy Chevalier

Le figure femminili di Vermeer  incarnano lo spirito delle virtù familiari senza mai dimenticare, agli occhi dell’artista, l’evocare di sogni repressi e desideri umani. Donne capaci di ancorare, nei loro grembiuli, un passato di aspirazioni in cui l’essenza sensuale femminile, ancora viva od oramai trapassata, racconta un’ esistenza subordinata al costume.

Ci sono confidenze che solamente i corpi si scambiano. Un accordo segreto firmato da una pelle sull’altra.
Katherine Pancol

L’intimità di Vermeer, espressa nella femminilità che penetra negli occhi di chi guarda, non viene soppressa o cancellata ma semplicemente mitigata dal dovere e, nella parte in penombra, l’ineffabile femmineo si agita. Non è prosciugante come si può osservare in Schiele, elegante come in Klimt o ancora al servizio dell’ego dell’artista come in Picasso, è pudico, nascosto ma presente e seducente. Vissuto come una vitù di consuetudine esattamente come la regola applicata alla peculiare abilità della donna ai lavori domestici, o la sua capacità di scegliere l’esatto momento in cui concedersi.

L’Arte non è casta e se lo fosse non sarebbe Arte.  Pablo Picasso

Osservando l’opera è possibile percepire tutte le sensazioni che l’artista deve aver provato di fronte a così tanta sensuale purezza. Il battito del cuore accellerato, la voglia delle sue mani di poterla accarezzare e sfiorare le sue rosse labbra. Il sentirsi attratto da quello sguardo invitante ma, allo stesso tempo, pudicamente ritroso. Il voler avvicinarsi per poter ascoltare quel mistero pronto ad esser svelato.

Le opere di Vermeer ci raccontano ed accompagnano in inusuali viaggi in cui la storia ha modificato il futuro, portando attraverso gli scambi commerciali e culturali tra Oriente ed Occidente, l’inizio della globalizzazione e vagabondaggi alla ricerca di testimonianze che riferiscano quanta diversità spesso si celi tra le parole di chi comanda e chi, operosamente e silenziosamente, con dignità vive quella stessa nazione. Senza mai dimenticare, i peregrinaggi seduttivi, domestici e faceti propri di giovani sguardi capaci di estrapolare i desideri e le passioni più intime di chi guarda lasciando, nel profondo, un intenso vortice di intima passione vissuta.

 


Bibliografia:

Jan Vermeer. L’opera completa di Villa Renzo 2012

Vermeer. L’opera completa. Ediz. illustrata di Karl Schütz 2016

L’ambizione di Vermeer  di Daniel Arasse 2019
Il cappello di Vermeer. Il Seicento e la nascita del mondo globalizzato. Di Timothy Brook  2015

Vermeer e l’Invenzione del vedere di Bryan Jay Wolf  2002

 


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