Vite di artisti

Camille Claudel, la sua bellezza e arte al servizio dell’Inferno di Rodin

Il talento è un dono, così come la bellezza e, a volte, anche quella insostenibile leggerezza dell’essere che permette di tenere tutta una vita, in una sorta di apparente equilibrio in cui nulla eccede se non il dono divino. Eppure, ci sono donne talentuose che hanno provato a mettere tutta la loro integerrima volontà nell’arte di crearsi intorno un Eden in cui tutto e caos creano in una liaison speranzosa e seducente ma mai, la parola lieto fine, ha chiuso le danze della loro esistenza. Anzi troppo spesso si sono perse nell’inferno creativo di altrettanti uomini che, sedotti ed ammaliati dal loro talento, hanno ben saputo mettere a frutto la loro bellezza e la loro arte. Camille Claudel visse la sua vita al servizio di quel parvente Eden tra talento ed arte, portato in dono dovuto a chi, con la scusa dell’amore, se l’è preso.

Di Cristiana Zamboni

“Sono caduta dentro un baratro, vivo in uno strano mondo. Dal sogno che è stata la mia vita, ora è rimasto solo l’incubo” Camille Claudel

La Valse Camille Claudel 1891 photo wikipedia.org

Se ti fermi lì, davanti alla Porta dell’Inferno di Auguste Rodin senti tutto il peso della vita. Soprattutto d’estate, momento in cui tutto ti appare possibile. Ognuno di noi nasce per un motivo e ognuno di noi, se è attento e fortunato, scopre il suo talento in un’età in cui è  ancora possibile poterlo esprimere e realizzare senza che diventi una condanna all’oblio per sempre. Un’ attitudine connaturata che non dovrebbe combattere con le differenze di genere, con l’impossibilità economica e le classi perbeniste che decidono, a tavolino, l’evolversi del successo.

La grande Valse Camille Claudel 1903 1905 photo wikipedia.org

Ma non è mai così, sono troppe le variabili che intercorrono e interrompono un cammino che, da sempre, ha solo bisogno di passione e risolutezza. Tanto da portarti a decidere che vivrai solo per mostrare al mondo ciò che le tue mani sanno creare.
Camille Claudel fu tutto questo, una vita spesa ad esprimere il suo talento e porlo in dono dovuto a chi, con la scusa dell’amore, se l’è preso.

La donna sarà sempre il pericolo di tutti i paradisi. Paul Claudel

Camille Claudel photo wikipedia.org

Camille-Rosalie Claudel nasce in una famiglia benestante a Fère-en-Tardenois,  8 dicembre 1864, in cui i rapporti affettivi sono gestiti con difficoltà ed in preda a forti avversioni. Molto legata al padre ed al fratello Paul che la sostengono con fervore nella sua strada artistica, ma in perenne contrasto con una madre fredda e molto conservatrice. Camille comincia a scolpire che è ancora una bambina anche grazie a Nogent che le impartisce le prime lezioni sulla scultura e nota in lei un grandissimo talento a soli tredici anni.

Le eroine di Camille Claudel non guardano lo spettatore o il suo partner. I loro partner non si scambiano una sola occhiata. I prigionieri della loro solitudine, Sakountala e la donna che balla il valzer chiudono gli occhi per amare, attenti al proprio piacere, cercando di cogliere una effimera voluttuosità.
Reine-Marie Paris

Consiglia al padre di trasferirsi a Parigi proprio per farle studiare scultura e a diciasette anni, entra all‘ Accademia Colarossi. Il suo maestro è Alfred Boucher che, impressionato anche lui dal suo talento, le dedica il suo tempo anche al di fuori delle lezioni scolastiche. Boucher però, al terzo anno di Accademia di Camille, vince il Prix de Rome e parte per il suo anno a Roma facendosi sostituire dall’amico Auguste Rodin.

Camille è all’apice della sua dirompente bellezza, il suo talento è in forsennata ascesa e tra i tavolini di Montmartre, il suo nome viene già sussurrato. E‘ una giovane donna di straordinaria capacità unita a tenacia e volontà ed il tutto è concentrato in un corpo d’inconsapevole bellezza che non lascia indifferente nessuno.

Pochi sanno però, che l’attempato e sentimentalmente impegnato Rodin oltre che a dare lezioni di scultura, intrattiene con la giovane un’appassionata storia d’amore. Lo scultore è affascinato dalla voglia di vivere e dalla fiducia nel futuro e nell’arte della giovane artista in erba ed ancora tutta da plasmare. Impressionato dal suo talento e sedotto dalla sua bellezza, decide di prenderla con sè nel suo studio come assistente.

“Ha una natura profondamente personale, che attira per la grazia ma respinge per il temperamento selvaggio.” A. Rodin

The Implorer Camille Claudel 1898-1905 photo wikipedia.org

In pochissimi mesi Camille Claudel diventa la sua modella, musa, amante ed aiutante ed è follemente contraccambiato dalla giovane che pone speranze per il suo futuro artistico nelle parole di lode del suo amante. E’ il 1884 e Rodin lavora alla Porta dell’Inferno ove è facilmente riconoscibile il viso di Camille e  non si esclude vi sia stata una sua imponente partecipazione nell‘esecuzione, infatti oggi sappiamo che lo scultore non di rado le faceva terminare i piedi e le mani dei suoi lavori.

E’ dai piedi e dalle mani che si riconosce un grande artista.  Delacroix

Camille spera ansiosamente in un avvenire glorioso e con accanimento vive ogni suo giorno col capo chino sui suoi lavori e su quelli di Rodin. Lavora e cresce in capacità mentre osserva ed ammira il suo maestro che tanto ama e desidera, nella vana speranza di sposarlo, forse, un giorno.

Per ogni artista, degno di questo nome, tutto in natura è bello, perché gli occhi dell’artista, senza paura di accettare tutta la verità esterna, leggono come in un libro aperto tutta la verità interiore. A. Rodin

Persée et la Gorgonne Camille Claudel photo wikipedia.org

Tutto procede in un sottile equilibrio tra arte e passione fino a quando la loro liaison diventa di dominio pubblico. Sconvolta e delusa la madre decide di abbandonare per sempre la figlia e Rodin viene elogiato dalla critica per il lavoro d’insegnante svolto sulle mani di quella giovane. Mentre il grande Maestro accresce, anche grazie all’abilità artistica di Camille, il suo successo, a lei  non dedica nemmeno una nota a fondo pagina anzi, si prende tutto il merito delle opere elaborate in tandem e la rilega, pubblicamente, al ruolo d’assistente e concubina.

L’amore è quanto c’è di più prossimo alla psicosi. L’amore è pazzia. Sigmund Freud

 

Per la giovane artista è l’inizio del baratro, solitudine ed incomprensione sono le uniche amiche sostenitrici della sua arte. Comprende che Rodin non la sposerà mai ed il suo talento non le sarà mai  riconosciuto. Essere donna si trasforma in una maledizione che non le permetterà mai di diventare un’artista considerata dalla critica.

Un giorno scopre di essere incinta e tutto ciò che un sognato ed usuale oracolo avrebbe predetto gioia e serenità a qualsiasi donna,  per la dolce Camille è l’ennesima spinta nella sua  discesa verso l’ inferno e costretta da una realistica incapacità di vedere un amorevole futuro per lei e la sua prole, decide di abortire e di lasciare definitivamente il maestro.

Affitta uno studio e comincia a lavorare per piccole commissioni ma la vita è dura e difficile per una donna artista non supportata da un grande nome.

“C’è sempre qualche cosa di assente che mi tormenta…” Camille Claudel

Ogni giorno che passa è portatore  di sconfitte e nella sua vacillante mente, l’unico colpevole è solo Rodin. A soli trent’anni la sua vita è distrutta, il suo talento è perso ed il suo futuro è buio. Vittima di un’epoca che estromette le donne dal mondo dell’arte e di un amore che ha attinto e preso dal suo genio e dalla sua bellezza fino a prosciugarla, senza considerarla mai un’opportunità.

Mia sorella Camille aveva una bellezza straordinaria, ed inoltre un’energia, un’immaginazione, una volontà del tutto eccezionali. E tutti questi doni superbi non sono serviti a nulla; dopo una vita estremamente dolorosa, è per-venuta a un fallimento completo.  P. Claudel

Persée et la Gorgonne Camille Claudel photo wikipedia.org

Alla morte del padre, Camille Claudel perde l’amorevole sostegno dell’unico vero uomo della sua vita, lasciando  alla madre la decisione di farla internare in un manicomio. Il 10 marzo 1913 due agenti irrompono nel suo appartamento e si trovano davani ai loro occhi una scena raccapricciante che ben riporta alle paure materne. L’Eden di Camille Claudel è arredato di sporcizia e caos che regnano incontrastati, le sue sculture sono fatte a pezzi e  lei appare devastata nel corpo e persa nella mente.

Chi cerca di realizzare il paradiso in terra, sta in effetti preparando per gli altri un molto rispettabile inferno. Paul Claudel

Urla ed inveisce contro Rodin, convinta che sia lui a volerla con la camicia di forza e la vita di Camille finisce lì, fra le pareti di una stanzetta in un manicomio e senza nessun lieto fine. Niente più arte, talento, bellezza e futuro, niente più passione ed amore, ma il nulla totale. Fino al 19 ottobre del 1943, quando una fossa comune e senza lapide, è pronta a custudire i resti di una tra le più promettenti scultrici del primo Novecento.

La bella scultrice rimane, per sempre, nel Musée Camille Claudel a Nogent sur Seine che raccoglie dal 2017, le sue più importanti opere.

Il talento è un dono divino, così come la bellezza e la capacità di trattenere un parvente e vitale equilibrio tra mente e cuore. Eppure questi tanto rincorsi e ricercati doni possono aprire le porte dell’inferno trascinando una giovane donna alla ricerca di un Eden tutto suo, in una folle e torturante liason capace di risucchiarla in un calvario dalle mille torture in cui solo l’oblio di una mente dispersa che come unica amica ha la morte, le renderà l’onore e la pace che merita, aprendole le porte del paradiso.

 


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