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Perchè alla fine, “Nessuno come noi”

Guardare il mondo attraverso un susseguirsi di fotogrammi ben allineati e disposti in modo che siano le vite che gravitano tra finzione e realtà ad esser messe in luce, pone un accento particolare sulle varie similitudini che accomunano le molteplici esistenze che si susseguono su questo pianeta. Esistenze mai prive di una qualche unicità particolare che fa da contorno ad un buffet di comportamenti e situazioni da cui difficilmente, ci si può sentire davvero esclusi. Perché, alla fine, Nessuno come noi, ma, a volte, siamo tutti un pò come loro.

Di Cristiana Zamboni

” Le storie sono fatte di incontri che cambiano il corso della vita, incontri che avvengono in giorni apparentemente uguali agli altri. Oggi è uno di questi giorni, mercoledì 7 Gennaio 1987″

“Nessuno come noi”

Nella vita non ci è mai concessa la possibilità di sapere cosa succederà domani. Se proviamo ad interpellare le stelle notiamo subito quel loro enunciare probabilità sempre al plurale, come se, per loro, fossimo tutti uguali. E non c’è nemmeno un cinema aperto in cui poter far scorrere un brevissimo trailer che ci dia la possibilità di decidere, con un tattico anticipo, da che parte girare, che vestito indossare o semplicemente, se restare o andare. E questo ben denota il pessimo carattere della vita e il suo essere così egocentrica da doversi servire sempre dell’effetto sorpresa. Che poi, a conti fatti a posteriori,  è possibile, a volte,  osservare che siamo tutti vicini e protagonisti affini nelle situazioni del tempo che scorre.

“Mi piace osservare gli altri, immaginare le loro vite. Per esempio, da qui vedo dodici finestre e dietro ad ognuna c’è una storia da scrivere. In questo palazzo, dietro questa finestra, invece abita Betty, la mia professoressa di italiano. E’ solo grazie a lei se ho trovato il coraggio per iniziare a scrivere. Betty è single per scelta, dopo un matrimonio finito male, si è chiusa in se stessa e ha smesso di credere nei rapporti d’amore. Unica sua consolazione, i libri.”

Nessuno come noi

Se proviamo ad ipotizzare un giorno qualunque in cui decidi di sederti sull’unica panchina rivolta verso il mare stranamente rimasta vuota, magari accompagnato dalle note di una di quelle canzoni che hanno segnato la gran parte dei liceali degli anni ’80, ’90, e supponiamo che qualcuno mai visto prima decida di sedersi accanto a noi offrendoci la sua voglia di raccontarsi, ecco che, in un modo indecifrabile e lontano da qualsiasi possibile previsione, a suo modo ha qualche ricordo che assomiglia e combacia alla perfezione con noi.

“Ma ci sono altre finestre, più lontane, di cui prima non immaginavo nemmeno l’esistenza.”

Nessuno come noi

Situazioni e sensazioni che riemergono da un passato in cui essere in connessione e attigui era concesso solo nel raggio di pochi isolati e il ripetitore era segnalato dal drin di una sveglia al mattino, dal dito del compagno di classe che suona al campanello o dal trillo di uno di quei telefoni grigi in cui i numeri sembravano girare come una giostra. Senza omettere che il suono che ben delineava lo scandire del tempo, era la gracchiante campanella del liceo.

Anni in cui, chi più e chi meno, ha assaporato le prime grandi vicissitudini sentimentali, i tormenti, i tradimenti e i primi amori che non durano mai più di un anno scolastico, ma ti cambiano la vita per sempre.

“Il primo amore dura quanto una stella candente. Non dura tutta la vita, ma la cambia per sempre. Ma crescendo poi capisci che ogni volta, è sempre peggio della precedente.

J-AX – Via di qua (Official Video) ft. Mr. Rain

Anni in cui si chattava con i bigliettini che volavano da una parte all’altra della classe, o infilati in tasca alla fermata del tram, o all’uscita della scuola e si organizzavano feste per il fine settimana. Serate in cui, eri sicuro, la tua vita avrebbe preso quella piega tanto desiderata.

Tempi in cui si rientrava a casa e mentre si lanciavano cartella, borsa e scarpe là dove qualcuno ci avrebbe sicuramente inciampato, si buttava l’occhio sulla segreteria telefonica e il lampeggiare della spia dei messaggi ricevuti, sarebbe bastata a trasformare una giornata.

Perché è vero che si vive di attimi e anche se a diciotto anni non te ne rendi ancora conto, percepisci comunque e in qualche modo, il dover farne tesoro. Magari anche solo per usarli come escamotage quando toccherà a te esser un genitore, quando dovrai essere tu la persona matura che indica la giusta via per vivere, anche se, a tua volta, ti senti ancora quel ragazzo timido sulla Bmx, innamorato solo della sua migliore amica.

Ho capito che l’amore non corrisposto non è amore ma è una prigione.

Nessuno come noi

Giorni in cui pensi sempre che tutta la tua vita ruoterà intorno ai musi spavaldi dei tuoi amici, ai sogni e alle imprecazioni urlate contro il cielo e a quella bibita sempre nello stesso locale dove sai che troverai qualcuno per andare a fare un giro. Ore in cui il cuore batte come mai ti ha percosso prima e come, forse, non picchierà più col tempo.

“Ognuno di noi, […], sogna qualcosa che scardini il suo mondo ordinario. Lo sogni seduto sul divano, sbracato in mezzo ai benefit che la vita ti aggiunge ogni giorno. D’improvviso, spinto da un ridicolo moto di rivolta, cerchi l’osso dell’uomo che ti sarebbe piaciuto essere. “
Non ti muovere – Margaret Mazzantini

Perchè gli adulti li vedi, e in questi fotogrammi sono segnati da quel velo di egoismo e cinismo che spunta da sotto la maschera di paladini della moderna mentalità che non ha bisogno di nulla e di nessuno. Egocentrismi che giocano a scacchi con la noia, le abitudini e col passare del tempo.

Seppur, in fondo in fondo, si percepiscano solo dei capitani scoraggiati e assenti, intrappolati in una divisa infeltrita dalle concezioni sociali, dagli usi e dai costumi totalmente indifferenti al loro non sentirsi ancora pronti per esser perfetti esempi di vita. Del resto è snervante recitare sempre la parte del genitore intemerato e colloquiante, del personaggio di successo e grande professionalità e mostrarsi un consorte attento, amante e accomodante, quando non trovi più nel copione quel brivido di seducente passione che, ad un tratto, scopri essersi nascosto così bene che inizi a chiederti se sia mai esistito.

“Avremo mai il coraggio di essere noi stessi?”

Margaret Mazzantini

Esistenze uguali ed usuali che aspettano solo quella folata di vento che li spinga fuori dai binari di una routine alquanto prevedibile e presagibile anche senza l’aiuto delle stelle. In cui il mantra del volevo essere, potevo essere, assume le sembianze di un’ammissione di colpa che echeggia dall’ immagine riflessa in bagno la mattina.

Per fortuna però, c’è sempre l’aroma del caffè sul fuoco e un rimasuglio di gomma per cancellare, cimelio del liceo, pronti a eliminare un pezzo di nenia e ogni nuova ruga.

E poco importa se rientrano nella rara schiera di quei maturi personaggi che cambieranno per sempre alcune giovani menti, come quei professori, adulti alieni, che inconsapevolmente, segnano e segneranno con passione e fino alla pensione, i gusti intellettuali di quella creta ancora da plasmare che ogni santa mattina si schiaccia dentro un banco che lo segue dalla prima elementare.

Quando sei un liceale in procinto di raggiungere la tanto sospirata maturità, sei circondato da canuti personaggi che ricordano le figure mitologiche dell’ora di epica. E mentri li osservi combattere e divincolarsi fra desideri e aspettative, comprendi che ciò che vedi tu, forse, è solo l’entrata di un lungo labirinto che si aggroviglia fra segreti, emozioni, espressioni, delusioni, sguardi estranei e quella strana e malinconica voglia che ogni tanto assale anche i più duri e maturi umani, tornare indietro e vivere e rivivere con la stessa leggerezza di quell’epoca.

Che poi, a ben rimembrare, tutta questa leggerezza la trovi solo nei ricordi.

In Nessuno come noi, film liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Luca Bianchini, che con Volfango De Biasi ha costruito la giusta sceneggiatura atta a donare ai protagonisti viaggianti di un memorabile pezzettino del secolo scorso, una loro peculiare caratteristica tutta umana. Sono semplici non eroi che vivono e sopravvivono alla vita, a loro stessi e alla loro voglia sempre un pò ritardataria, di prendere strade che, nonostante presagiscano difficoltà e paura, possono regalare, ancora, un’emozione.

Scelte che prima o poi, ognuno a suo modo e per un traguardo diverso, vorremmo davvero poter fare assumendoci tutti i rischi e le conseguenze. Perché, in fin dei conti, crescere è anche questo, avere la capacità e la possibilità di scegliere autonomamente, consapevoli che la vita si muove tra imprevisti e responsabilità.

E se ti capita di poter essere così fortunato da chiedere l’aiuto da casa, ecco che forse, è tutto più semplice e possibile. Perché alla fine è il coraggio di lasciarsi andare, il vero vento fresco che necessita a questa vita. L’audacia di provare ad appoggiarsi ad un’esistenza sconosciuta, lasciando che la narrazione di ciò che siamo possa farci scoprire cose nuove di noi stessi. E l’amore, la sua ricerca, il suo bisogno, in qualsiasi forma, plurale o individuale, nascosto o pubblico e a qualsiasi età, alla fine è ciò che accomuna tutte le esistenze che circolano obbligatoriamente mascherate per le vie di questa bolla chiamata Terra.

“E’ per le persone che non ti amano che si riempiono le pagine migliori. Per quelle che ti amano non serve niente, sei felice e basta.”

Nessuno come noi

Nessuno come noi è visibile su Prime Video, magari per uno di quei pomeriggi uggiosi in cui non si ha assolutamente voglia di umidità, freddo, occhiali appannati e gente intorno. Un lungometraggio veloce in cui puoi canticchiare le colonne sonore degli anni della maturità fine anni ottanta. Un paio d’ore per comprendere che anche se sei cresciuto e oramai sei un adulto, sei sempre quel ragazzo o quella ragazza, stipato in un piccolo banco fra Dante e Epicuro. Con mille sogni alternati a mille paure, pronto a diventare grande, con lo speme di essere migliore di chi ti ha cresciuto.

“Ascoltami, ti dico una cosa che se mio padre mi avesse detto forse oggi non sarei come sono. Quando sei nato io ero poco più grande di te, sapevo che ti volevo ma non avevo idea di che impeno fosse. Credevo che sposandomi, diventando padre, forse avrei saputo che cosa fare perché credevo nelle regole he mi avevano insegnato. Invece sai quale è la verità, quella che impari solo quando diventi padre, è che non cambi. Hai le stesse paure, hai gli stessi difetti e non sai che cazzo fare ma sai che a tuo figlio devi dargli un’educazione. Provi a raccontargli che tu sai come si fa, ma tu non vuoi che lui faccia le tue stesse cazzate perchè lo vuoi proteggere. Perché vuoi che lui abbia una vita migliore della tua. Ma a volte, fai cose diverse da quelle che insegni. […] Un padre finge di essere un eroe, tu ti aspetti che lo sia ma non lo è. Io sono come te, ma solo un pò più vecchio.”

Nessuno come noi

E ai titoli di coda ti rendi conto che nulla è cambiato da mai, che la vita di chi è vissuto negli anni a seguire dei tanto miticizzati anni ottanta – novanta, poco è cambiata. Le compagnie di amici ci sono ancora, il cuore batte per il compagno o la compagna di banco, si scrivono citazioni sulla Smemoranda e la famiglia è il luogo in cui tenere il capo al coperto quando fuori piove.

Certo il tutto è corredato da una vastità di possibilità che, di contro, a volte creano un’ansia da prestazione che si taglia col coltello quando si deve scegliere da che parte stare. E se questo incrementa e rende più tangibile quel silenzio doveroso in piena contraddizione con la sensazione di poter comunicare con tutti e trovare sempre qualcuno con cui scambiare un pensiero, rimane il fatto che scovare anche la più semplice risposta sui sentimenti, è il solito Risiko di tutte le generazioni.

“Lo sai che se ci si guarda negli occhi per un minuto, senza parlare, si riescono a leggere le emozioni e le paure. […]Secondo me che speri ancora che ti capiti qualcosa di bello ma hai una tremenda paura. Per questo mi piaci.”

Nessuno come noi

Anche se, oggi, si è indubbiamente avvantaggiati dall’esistenza certa che per fuggire dall’escape room della vita quotidiana, basta rispondere correttamente al quesito che svela la combinazione e spalanca l’uscita di sicurezza e Ok Google, con il suo infinito sapere, è sempre fedelmente accanto a noi, basta solo controllare la connessione e chiamarlo.

Del resto anche i più retrò hanno dovuto ammettere che oggi abbiamo a disposizione una connessione che viaggia più lontano e più velocemente, anche se a volte, è solo più rumorosa e piena di compulsiva confusione.  E i più nostalgici hanno confermato la maggior quantità di amici, obiettando solo che farsi un vero amico resta comunque  complicato e che, sebbene la voce del verbo Amare è dotata di più coniugazioni e possibilità di declinarsi con più persone, rimane l’eccezione che c’è finché dura.

“Credo che ci sia un’età giusta per tutte le cose.”

Nessuno come noi


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