Arte,  Vite di artisti

Modigliani e Jeanne: arte e amore fra pennelli e leggende

Amedeo Modigliani è uno fra gli artisti più geniali e curiosi della storia dell’arte italiana. La sua pittura è rivoluzionaria, fluida e messaggera di una visione femminile del tutto nuova  per la sua epoca. Un uomo, secondo alcuni ricordi, allegro e spensierato colpevole solo di amare l’arte oltre ogni possibile immaginazione. E, secondo altre leggende, dipendente da alcol e droghe, che lo portavano al completo stordimento tanto da riuscire a dimenticarsi del mondo reale e di tutte le sue implicazioni. Un uomo ed un artista con una rara capacità di amare così dolcemente, suggestivamente e con completa devozione sia l’arte che la sua delicata Jeanne Hébuterne.

di Cristiana Zamboni

Ritratto Jeanne Hèbuterne Amedeo Modigliani 1919

Le favole d’amore nella storia dell’arte sono molteplici. Alcune così cariche di una folle passione che fuoriesce dalle opere degli artisti e si impadronisce dell’anima di colui che osserva il genio impresso nelle pennellate. Altre ancora sono caratterizzate da controverse lotte psicologiche tra ego, solitudine ed incomprensione tanto da portare l’artista e chi gli vive accanto al completo squilibrio e distruzione.

Ed altre ancora che, nonostante siano difficili, problematiche e lontane dai riflettori, nascondono e proteggono una forma d’amore così pura e carezzevole che regala miti e leggende eterne ai loro protagonisti.

E probabilmente fu quest’ultima la malavventurata storia d’amore vissuta dal giovane Amedeo Modigliani. Un italiano romantico ed elegante in cerca di successo, che con la sua Jeanne diede materia alla tenerezza ed alla devozione. Una fiaba osteggiata e senza riconoscimenti che rimarrà in sempiterno come la più toccante di tutta la storia dell’arte.

Autoritratto Amedeo Modigliani 1919

 

 

Amedeo Modigliani arriva a Parigi nel 1906 per seguire il suo sogno, l’arte. Ha solo ventidue anni e si ritrova in una città completamente diversa dalla sua Livorno e dalla scuola macchiaiola da cui proveniva.

 

 

 

 

 

La passione per l’arte ha radici antiche nella vita del giovane artista. Inizialmente interessato principalmente alla scultura, ma ben presto tristemente sostituita con la pittura a causa della sua cagionevole salute. Infatti si racconta che il suo giardino in Italia, era una mostra mostra a cielo aperto, in cui le sue sculture comparivano un pò ovunque.

“Il viso di Modigliani era scavato, come svuotato dal basso, e gli occhi assumevano una strana bellezza in quest’uomo che aveva sempre un aspetto magnifico, e anche sotto il mantello bruno macchiato di miseria, nobili ispirazioni.”

Florent Fels

Inizia a dedicarsi esclusivamente alla pittura nel 1896, e la sua famiglia non nasconde segreti o leggende come quelle narrate da sempre al fine di crearne un mito eterno. Infatti non ci sono filosofi nel suo albero genealogico e suo padre non era un banchiere, ma possedeva un pezzo di terreno che gli fu confiscato, visto che erano ebrei,  con l’avvento del nazismo. E seppur non fosse una famiglia agiata, la madre sostenne sempre il giovane artista e nel momento della sua sepultura, si preoccupò che la sua lapide fosse sempre ben curata e adornata di fiori colorati.

“Si scrive si dipinge […] si reinventa l’amore esattamente come le dottrine estetiche ed i modi di dipingere […]Non si viveva bene che qui. Liberamente! Ecco la parola chiave  […]L’amore libero, l’arte libera“

Kiki di Montparnasse, amante di Man Ray, descrive così la Parigi di Modì. E passeggiando per quelle vie può capitare di aver l’impressione di sentire le voci dei grandi artisti dell’epoca come Picasso, Braque, Matisse, Soutine, Utrillo, Kisling, Valadon, Derain, Duchamp ed altri. Parole, immagini e discorsi che rimarranno per sempre ancorati nelle intercapedini di quei palazzi che facevano da cornice ai loro sogni di gloria, in attesa di esser poi, realizzati nelle loro opere.

cafè du dome

La Parigi di Modì è una città viva, che svolazza trasportata da una nuova aria di rinnovamento e di libertà, anche sessuale. E’ il punto concentrico di tutte le avanguardie dove l’arte e la letteratura si danno appuntamento fra i tavolini dei bistrot tra Montmartre e Montparnasse. Assenzio e liquori accompagnano i sermoni sull’arte e incitano l’immaginazione a mostrare un futuro possibile, colorato e ricco di creatività.

Giovani ribelli e speranzosi di successo, filosofeggiano sul cambiamento oramai divenuto necessario sia alla società che al mondo dell’arte. E una di queste voci è quella di Amedeo Modigliani, mentre si divertiva a prendere in giro Picasso col suo humor tutto italiano.

“Il futuro dell’arte si trova nel viso di una donna…Picasso come si fa l’amore con un cubo?“ 

A. Modigliani

Arrivato a Parigi frequenta l’Accademia Colarossi. Fondata dall’omonimo italiano come alternativa moderna alla scuola artistica parigina ormai divenuta troppo conservatrice.

“Il tuo unico dovere è salvare i tuoi sogni“

A. Modigliani

Modigliani era un uomo, si racconta, dotato di grande bellezza tanto da venir soprannominato il Principe di Gerusalemme, in omaggio alla sua elegante beltà ebrea. Molto curato e raffinato, seppur completamente squattrinato.

Drogato ed alcolizzato, si pensa più per nascondere e sopportare  la tubercolosi che fin da bambino lo attanaglia, che per essere annoverato nell’albo degli artisti maledetti dell’epoca. Capace di tenerissime attenzioni, di vero romanticismo e sempre profondamente sincero. Garbato ma poco incline alle regole in quanto le considerava incomprensibili ed insopportabili per un creativo.

“La funzione dell’arte è combattere contro le imposizioni”

A. Modigliani

Ritratto Jeanne Hèbuterne Amedeo Modigliani 1919

 

Influenzato da Toulouse – Lautrec, matura artisticamente verso Cezànne. E mentre vive in perpetua attesa di un riconoscimento della sua capacità artistica, dipinge, ama le donne e le ritrae perché per lui,  è l’unico modo per possederle veramente.

 

 

 

 

Nel 1917 Modigliani incontra all’Accademia Colarossi, Jeanne Hébuterne, una studentessa di pittura ed arte. Una giovane donna bellissima e caratterizzata da una candida pelle d’alabastro, lunghi capelli castani e intensi occhi azzurri evidenziati da un peculare taglio a mandorla che le donano una grazia fuori dal comune. E questo le vale il soprannome di Noce di cocco.

“Il cuore batte veloce. Colori e promesse. Come essere coraggiosi? Come posso amare se ho paura di cadere? 
Ma guardandoti stare da solo, tutti i miei dubbi all’improvviso svaniscono in qualche modo.” 

                                         Christina Perri – A Thousand Years

Intelligente e consapevole delle sue capacità artistiche, appena diciannovenne, si innamora subito dell’artista italiano e diventano inseparabili nonostante i quattordici anni di differenza.

La loro unione è quasi simbiotica ma non convolarono mai a nozze.  Anselmo Bucci sottolinea come il pittore, nei suoi attimi di lucidità, dimostrava senza remora e con estrema spontaneità di essere per lei un marito all’italiana. Amorevole ed affettuoso, la ricopriva di attenzioni ed era sovente trovarli seduti insieme su una panchina alle Rotonde.

Lei era una figura visibilmente esile, affaticata e riservata, totalmente dipendente dal suo uomo che cingeva con un movimento puro ed affettuoso, quasi a non volergli lasciare nessuna possibile via di fuga, mentre lui  le rivolgeva premurose carezze.

Autoritratto di Jeanne Héuterne 1916

E Jeanne, diviene subito sua modella e musa.

“Lui ha trovato nella sua donna, magra, dagli occhi perduti, dai gesti lenti, una madonna degna del suo pennello. La fissa con i colori più freschi, con vestiti diversi, con l’ovale puro del suo viso, la tenera linea delle sue spalle svestite, allungata o seduta, nuda e adorabilmente pura, nell’aranceto delle sue carni, su un fondo azzurro d’un blu ideale”. 

Florent Fels, giornalista e scrittore d’arte, a proposito di questo amore scrive 

 

Leggendo le parole di Fels è facilmente comprensibile l’amore che lui prova per lei, e di come la sua ricerca di perfezione trova traguardo in quella donna, unica e fedele compagna anche nell’arte.

Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne

E viene spontaneo pensare che se Modigliani non fosse stato un uomo gravemente malato e sempre alla ricerca di un placebo sollievo dalla sua malattia, la loro liaison sarebbe stata, di sicuro, l’emblema di una fra le più belle e lunghe storie  d’amore del grande libro della storia dell’arte, forse.

Nelle loro vite la passione, la dedizione ed il sacrificio d’amore trovano riparo nel piccolo appartamento che condividono a Parigi come se fossero marito e moglie. Modì, quando non è ubriaco o attanagliato dai morsi della malattia, ritrae la sua Jeanne in moltissime opere cercando di impossessarsi della sua anima e conoscerla veramente. La dipinge come un angelo severo con l’ovale viso leggermente inclinato e contornato dai lunghi capelli castani, mentre il suo sguardo è diretto all’osservatore. In lei cerca la verità, la purezza e la delicatezza.

“La Bellezza è una grazia, vivace e spirituale, la quale per il raggio divino prima si infonde negli Angeli, poi nelle anime degli uomini, dopo nelle figure e voci corporali.”

Marsilio Ficino

Per lui Jeanne è elegiaca ed osservante inerme della vita. Esattamente come tutte le donne che arrivarono prima di lei. Sottili e longilinee per esaltarne l’eleganza. Colli sinuosi ed accentratori. Visi ovali e labbra sottili.

E l’assenza dell’ iride rende queste donne delle anime immense, infinite e perse tra la disperazione e la tristezza del loro animo.

Amedeo Modigliani è il pittore dell’interiorità, del guardare per conoscere. E l’iride è il dettaglio dell’opera per eccellenza. Dipinta e definita solo nel momento in cui l’artista era certo di percepire realmente la sua musa, al fine di poter dire di possederla e non solo esteriormenete, ma nel suo intimo.

Le sue figure femminili si offrono allo spettatore silenziose ed accomodanti al fine di permettergli un’attenta lettura di loro stesse, senza inibizioni e cariche di muliebre sensualità, pronte ad accompagnarlo per i vicoli del loro mondo.

“Un tuo sguardo, una tua sola parola, mi dice più di tutta la saggezza di questo mondo.”

Johann Wolfgang von Goethe

Ritratto di Jeanne Héuterne Amedeo Modigliani 1919 Collezione privata

 

Jeanne non fu mai colpita da Amedeo come artista, lei gli era devota per l’uomo che era. Non le interessava il suo mancato successo ed abbandonò a sua volta l’arte per poter stargli vicina con estrema fidatezza.

Conscia di amare un uomo perso nell’alcol, nella droga e nei freddi baci di donne sconosciute. Ma quando tornava a casa, lei voleva essere lì ad aspettarlo, con il suo totale adattamento ad una vita di miseria e di stenti. Nonostante una gravidanza sofferta ed  il cinismo dei suoi genitori cattolici che hanno sempre osteggiato la relazione.

 

 

 

 

 

Agnello votivo alla vita del suo unico amore, secondo a nessuno, nemmeno a quello per la figlia Jeanne, nata dalla loro relazione ma che l’artista non riconobbe perchè troppo felice per la sua nascita, si ubriacò e dimenticò di andare a registrarla all’ufficio dell‘anagrafe.  La figlia prese il cognome del padre solo alla morte dei due genitori, quando la zia paterna l’adottò.

Jeanne, per Modì, è l’idea di bellezza femminile. E’ compostezza, eleganza ed armonia che lui modella sulla tela attraverso pennellate stese con fervore e sentimento, donandole una grazia eterea senza luogo, senza tempo e senza sguardo. Una donna adagiata in una posa che sembra non aver mai fine e in attesa di affacciarsi al mondo nel momento in cui, finalmente, il vuoto immenso ed infinito lascia agio ai raggi del sole, pronti a  splendere fra le ciglia che sbattono mentre cercano di aprirsi alla luce.

Nudo seduto Amedeo Modigliani 1916 www.wikipedia.org

“Dipingere una donna è come possederla“

A. Modigliani

Il modo di amare di Modì porta Jeanne sull’altalena del suo essere umorale e condizionato dalla malattia. Un parco giochi in cui la giostra dell’euforia gira così velocemente che le è possibile vedere solo le sfumature colorate del mondo per poi scivolare, in tutta fretta, nell’inquietudine e nella disperazione.

Ed il femminile e materno amore devoto di lei, lui lo ricambia come meglio può nei suoi attimi di esistenza consapevole. La loro unione vive all’ombra dell’artista, perennemente in bilico tra malattia e arte.

“Il vero amore deve sempre fare male. Deve essere doloroso amare qualcuno, doloroso lasciare qualcuno. Solo allora si ama sinceramente.”

Madre Teresa di Calcutta

Portati a vivere in un degrado assoluto, il 22 gennaio del 1920, un paio di amici dell’artista fanno irruzione nel suo appartamento e trovano Jeanne incinta al nono mese sdraiata vicina ad Amedeo in coma. Trasportato subito all’ospedale, morirà dopo due giorni.

La fragile Jeanne è oramai una donna sola e assuefatta al culto del grande artista. Sembra esser composta della stessa sostanza di quelle tele che la ritraggono, pesanti solo del colore raffermo. E appena compreso che Amedeo non tornerà più da lei, decide di gettarsi dal quinto piano della casa dei suoi genitori a cui era stata affidata nell’attesa di partorire entro pochissimi giorni. Si lancia in un ultimo volo, insieme al bimbo che porta in grembo.

“L’intento dell’arte è lottare contro le costrizioni.”

Amedeo Modigliani

L’arte di Amedeo Modigliani si svicola perfettamente fra i movimenti in voga nella sua epoca. Cubismo e Primitivismo non lo condizionano, seppur il suo stile vi si avvicina ma senza modificarne il segno ed il messaggio.  Le sue pennellate restano impresse sulla tela sempre fedeli ai grandi maestri italiani del Trecento e Quattrocento italiano. E nei primi anni del ‘900 la sua arte é ancora fortemente caratterizzata dall’influenza della pittura di Cézanne, facilmente riscontrabile nella sua opera italiana più famosa, Mendicante di Livorno. Un’opera che chiude definitivamente il suo periodo italiano, connesso alla sua piccola esperienza scultorea, e gli regala la possibilità di generare opere complete impreziosite da uno stile, un linguaggio ed una tecnica tutta sua.

Mendicante di Livorno Amedeo Modigliani 1909

I suoi nudi e i ritratti femminili hanno la rara capacità di trasmettere una sensualità candida e innocente. Le sue linee sottili conservano quei corpi in posa come se fossero piccole ballerine protette e confinate nei loro carillon, in attesa di essere scoperte e, infine, ammirate nella loro danza. Una danza sempre in cerca di uno spettatore disposto ad ascoltarle e a conoscerle, al fine di poter esprimere la loro più recondita essenza.

“Spesso, per divertirsi, i marinai catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari, indolenti compagni di viaggio delle navi in lieve corsa sugli abissi amari. L’hanno appena posato sulla tolda e già il re dell’azzurro, maldestro e vergognoso, pietosamente accanto a sé strascina come fossero remi le grandi ali bianche. Com’è fiacco e sinistro il viaggiatore alato! E comico e brutto, lui prima così bello!
Chi gli mette una pipa sotto il becco, chi imita, zoppicando, lo storpio che volava! Il Poeta è come lui, principe delle nubi che sta con l’uragano e ride degli arcieri; esule in terra fra gli scherni, impediscono che cammini le sue ali di gigante.”

L’albatros, Charles Baudelaire – tradotta da Giovanni Raboni per Mondadori

La capacità di Modigliani nel riuscire a comprendere la sensualità femminile nell’epoca dei tavolini di Montmartre è unica. Per lui la musa non è un semplice agglomerato di carne ed emozione al servizio dell’artista, bensì, è il pennello guidato da quella rara capacità di vedere oltre insita nel genio di colui che la studia, al servizio della figura femminile. E la capacità del pittore diviene un mezzo per dar voce alla resilienza e al sentimento femminile.

Ritratto di Jeanne Amedeo Modigliani 1918

Seppur morti a pochissimi giorni di distanza, i loro  funerali vengono celebrati in forma privata e separati su esplicita richiesta della famiglia di lei che non aveva mai accettato questa unione.  Le due salme si riuniranno due anni dopo al cimitero di Pere Lachaise a Parigi, insieme al bambino mai venuto alla luce che Jeanne portava in grembo il giorno della sua morte.

“La felicità è un angelo dal volto grave”

Amedeo Modigliani

E grazie alla piccola Jeanne, unica erede senza pace di casa Modigliani che nel 1958 decide di scrivere una biografia attenta e documentata, vengono dissipate quasi tutte le leggende sul grande artista italiano. La famiglia, il padre e la sua arte vengono accuratamente passati al vaglio dei microscopi della verità, immunizzando la fiaba del bel Modì da tutte quelle mezze verità che fecero di lui uno degli artisti maledetti.

E non solo, sottolinea ed addebita al padre le mille fantasie che lui stesso racconta al suo arrivo a Parigi. Forse nell’illusione di esser così più facilmente accettato in questo nuovo ed eclettico magico mondo dell’ arte che tanto lo attrae ed altrettanto lo respinge. E, ne è sicuro, potrà offrire nuove possibilità al suo genio ed il giusto riconoscimento.

La figura di Amedeo Modigliani si racconterà in perituro negli annali della storia dell’arte italiana e non solo, un sognatore allietato dalle sue allucinazioni capace, grazie al suo genio artistico, di concepire l’arte in un modo del tutto nuovo ed incrementato dalle mille teorie psicologiche sull’animo femminile ancora tutte da scoprire.

A. Modigliani, Ritratto di Lunia Czechowska, 1919. Olio su tela, Coll.privata.

Un artista dedito al voler guardare oltre l’apparenza di un bel vestito alla moda o di un vezzo, capace di comprendere e rispettare la riservatezza femminile al punto di dipingerne l’anima solo nel momento in cui lei decide di svelarsi a lui. Un uomo la cui vita reale resta, ancora oggi, ancorata ai mille misteri e ai mille miti che accompagnano sia la sua arte che la sua morte.

Una vita leggendaria, a tratti fiabesca, che nessuno è riuscito, ancora oggi, a svelare completamente.

“Un americano può parlare d’amore con le labbra; un italiano con gl’occhi.”

Rodolfo Valentino

Amedeo Modigliani è la leggenda che rese grande l’arte italiana ai tempi di Picasso, Matisse e molti altri. E’ il mito dell’allegria tutta italiana alla moda e educata. E’ il mistero dell’amore per l’arte e per il vero amore in attesa di possederlo con l’anima.


Bibliografia:

Modigliani, senza leggenda di Jeanne Modigliani 1958 edito da Vallecchi Editore.

Vita e passione di Amedeo Modigliani. diAndré Salmon con la  Traduzione di F. De Angelis

Modigliani Soutine E Gli Artisti Maledetti de La Collezione Netter  – a cura di M. Restellini 2013

Modigliani & the Artists of Montparnasse – di Kenneth Wayne  2002

Le lettere  di Amedeo Modigliani a cura di E. Pontiggia

Le metamorfosi dell’anima. Amedeo Modigliani e Pablo Picasso da Montmartre a Napoli
di Maria Simonetta De Marinis

Omagio a Modigliani. di Giovanni  Scheiwiller 1930 Ulrico Hoepli edit. Milano, 195

Modigliani dal vero, testimonianze inedite e rare raccolte e annotate di Enzo Maiolino seconda edizione 1981


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