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Tra Leonardo & Warhol, due geniali stelle perdute

Le spiagge ormai sono più o meno affollate e mentre i musei, ricercano una parvente normalità, esattamente come i sui fruitori, un pensiero fugace all’estate scorsa diventa quasi inevitabile. Le città e l’estate italiana festeggiavano il V centenario della scomparsa del grande Leonardo da Vinci e fra queste celebrazioni ha incuriosito moltissimo l’audace ed immersiva esposizione ospitata alla Cripta di San Sepolcro, Leonardo & Warhol. The Genius Experience. Una mostra che poneva sotto i riflettori il genio di Leonardo e Warhol, due geniali stelle perdute, provando ad unire la loro arte nel proseguire del tempo, non sempre così benevolo con la loro storia. 

Di Cristiana Zamboni

Il 6 agosto scorso ricorreva il compleanno Andrew Warhola Jr, alias Andy Warhol, nato nel 1928 a Pittsburgh, in Pennsylvania. Ed il 2019 è stato l’anno commemorativo di uno dei più grandi geni di tutte le epoche, Leonardo da Vinci, nato a Vinci secoli or sono, il 15 aprile 1452. E per ricordarlo con tutti gli onori che ancora oggi merita, Milano gli ha dedicato numerosi eventi e mostre. Fra queste celebrazioni ha incuriosito moltissimo l’audace ed immersiva mostra ospitata alla Cripta di San Sepolcro , Leonardo & Warhol. The Genius Experience. 

 

Tralasciando i gusti o le classificazioni di genere artistico, proviamo a ripercorrere l’ Experience considerando i motivi, intimi e non, che portarono Andy Warhol a caricare di moderni significati, fino a stravolgerne l’immagine, l’attimo più rappresentativo della vita di Cristo, l’uomo più noto e misterioso di sempre. Ed il perchè scelse, e non a caso, il Cenacolo di Leonardo da Vinci. Un’opera così fragile e ricca di bellezza che supera ogni possibile immaginazione.

“La più eccitante attrazione è esercitata da due opposti che non si incontreranno mai.”

Andy Warhol

Una mostra che già dal titolo ha diviso ed incuriosito i visitatori. Infatti i commenti che si sono susseguiti alle recensioni su questa mostra spaziavano fra il geniale connubio e lo scandaloso intreccio, per finire nella singola emozione di chi è andato a vederla e ne è rimasto estasiato.

“Siamo tutti isole che gridano bugie in un mare di incomprensione.”

Rudyard Kipling

Studiando la storia dell’arte non è difficile supporre che entrambi i geniali artisti si siano percepiti un pò come delle stelle perdute nel loro tempo. Uniti nella creatività, innegabile oltre tutti i gusti, ed in quel effluvio di non sentirsi colti dalla propria contemporaneità. E nel bel mezzo del cammino della storia, fra loro, prima di loro e dopo loro, vi furono altri geni naufragati dalle logiche e dalle regole imposte dal loro tempo.

“Tutta la diversità umana è il prodotto della varietà quasi infinita delle combinazioni di geni. Noi tutti siamo formati della stessa polvere cromosomica, nessuno di noi ne possiede un solo granello che possa rivendicare come suo. È il nostro insieme che ci appartiene e ci fa nostri: noi siamo un mosaico originale di elementi banali.”

Jean Rostand

Giovani vite troppo spesso declinate al negativo solo perchè non incanalabili in ideali sociali o non alterabili. Artisti entrati e usciti dal firmamento del successo alla stessa velocità di una stella cadente quando la osserviamo per esprimere un desiderio. Talenti uccisi da se stessi, dalla critica o dalla non accettazione delle proprie fragilità, guadagnandosi il diritto di far parte alla leggenda del Club 27. Personaggi come Jim Morrison, Amy Winehouse, Brian Jones, Kurt Cobain ed altri, senza obliare il giovane Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai, noto al pubblico come Masaccio.

“li Medici mi creorno e destrusseno”.

Leonardo da Vinci

Giovani re di talento. Intelligenti, ribelli ed autolesionisti che hanno cambiato la cultura giovanile. Criticati, usati e, come lo stesso Leonardo, soppiantati dal committente del momento, per far spazio a nuovi talenti e nuove mode.

Il talento spesso diviene una condanna. C’è ed è reale ma non sottostà alle leggi dell’artista, bensì a quelle dettate da altri e in arte, dai mecenati, dal mercato e dai critici.

“Dio, dicci la ragione per quale la giovinezza viene sprecata dai giovani. Sta iniziando la caccia della stagione e gli agnelli sono in fuga. Cercando un significato…Ma siamo tutte stelle perdute che cercano di illuminare il buio?Chi siamo? Solo un granello di polvere nella galassia. Ahimè!”

Lost stars, K. Knightley

 

Leonardo & Warhol. The Genius Experience, nasce da un’idea del Gruppo MilanoCard, gestore della Cripta di San Sepolcro, in co-produzione con la Veneranda Pinacoteca e Biblioteca Ambrosiana, il Credito Valtellinese e MedialArt. Uno spettacolo multimediale curato da Giuseppe Frangi, con un ampio percorso che partiva dalla Sala Sottofedericiana della Pinacoteca Ambrosiana. Una vastissima carrellata di immagini proiettate con effetti a 360 ° e musiche suggestive, accompagnavano lo spettatore nella Milano vissuta ed immaginata da Leonardo fino a sorprendersi del suo possibile laccio con un artista di un futuro lontano ma altrettanto peculiare, quello con Andy Warhol .

La Cripta di San Sepolcro, uno tra i luoghi più asceti e storici di Milano ritornato alla vita dopo cinquant’anni di silenzio, racconta la sua verità sulla storia dei Crociati, della peste nera e di Leonardo da Vinci, colui che la definì l ‘ ombelico della città ed il vero mezzo di Milano. Unitamente alla sovrastante ed omonima Chiesa, fu costruita nel 1030 su richiesta di Benedetto Rozzone, proprio dove il Cardo ed il Decumano dell’antica Mediolanum s’incrociano. Successivamente dedicata dal Cardinale San Carlo Borromeo ai Cavalieri del Santo Sepolcro di ritorno al termine della prima crociata per la liberazione di Gerusalemme.

“Leonardo aveva trent’anni che dal detto Magnifico Lorenzo fu mandato al duca di Milano a presentarli insieme con Atalante Migliorotti una lira che unico era in suonare tale strumento.” 

Dal Magliabechiano – Manoscritto del 1540

 

Leonardo, appena trentenne, approda al Castello Sforzesco colmo di speranze e alla ricerca di nuovi stimoli, fama e fortuna. Desideroso di poter sviluppare il suo estremo diletto nei confronti delle scienze, della matematica e dell’ingegneria, e per i tempi di pace, le sue rinomate abilità artistiche. Proposito da lui preceduto e sottolineato nella sua lettera scritta al Duca di Milano, Ludovico Maria Sforza detto  il Moro.  Il primo curriculum vitae di cui se ne abbia memoria.

“Havendo, Signor mio Illustrissimo, visto et considerato horamai ad suf cientia le prove di tutti quelli che si reputono maestri et compositori de instrumenti bellici, et che le inventione et operatione di dicti instrumenti non sono niente alieni dal comune uso, mi exforzerò non derogando a nessuno altro, farmi intender da Vostra Excellen- tia, aprendo a quella li secreti mei, et appresso offerendoli ad omni suo piacimento in tempi oportuni operare cum effecto circa tutte quelle cose che sub brevità in parte saranno qui di sotto notate [et anchora in molte più secondo le occorrentie de diversi casi etcetera]. ”

Leonardo da Vinci – Lettera di presentazione al Duca 

 

Nei suoi due viaggi lombardi Leonardo poté studiare, approfondire e sviluppare tutte le sue capacità partecipando così al rinnovamento di una città volta al futuro che, ancora oggi a distanza di secoli, ne porta segni indelebili del suo passaggio. Tra questi vi è la delicata e meravigliosa Ultima Cena, commissionata da Ludovico il Moro per il refettorio di Santa Maria delle Grazie e dipinta tra il 1495 ed il 1498.

Ultima Cena Leonardo da Vinci Santa Maria delle Grazie 1495-1498

 

“Grandissimi doni si veggono piovere da gli influssi celesti né corpi umani molte volte naturalmente; e sopra naturale, talvolta, strabocchevolmente accozzarsi in un corpo solo bellezza, grazia e virtù, in una maniera, che dovunque si volge quel racconto, ciascuna sua azzione è tanto divina, che lasciandosi dietro tutti gl’altri uomini, manifestamente si fa conoscere per cosa (come ella è) largita da Dio e non sfruttato per l’arte umana. Questo lo videro gli uomini in Lionardo da Vinci ”

G. Vasari

 

Le suggestive immagini del solitario Cristo di Leonardo conducono il visitatore nella meneghina metropoli sul finire dei moderni anni ottanta del 1900, con l’opera The Last Supper  creata da Andy Warhol.

The Sixty Last Suppers Andy Warhol 1984-1986 Palazzo delle Stelline 1987 photo www.corriere.it

Un’incredibile produzione con più di cento varianti del dipinto parietale. Un’opera suggerita e commissionata da  Alexandre Iolas per la mostra al Palazzo delle Stelline inaugurata a Milano nel 1987 ea cui il padre della Pop Art ha lavorato incessantemente negli ultimi due anni della sua vita, creando, secondo Joseph D. Kenter, la più ambiziosa serie di dipinti religiosi del ventesimo secolo.

 

“Tutte le cose sono nell’aria, conta solo chi le realizza.”

Andy Warhol

 

Una moltitudine di grandi tele, serigrafie ed innumerevoli disegni in cui sia l’intero Cenacolo che i suoi dettagli, vengono riprodotti e ripetuti stravolgendone completamente l’accezione e contemporaneizzandolo fino a renderlo un’icona alienabile.

 

“I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio.”

Leonardo Da Vinci

 

Un lavoro che coinvolge l’artista nel suo profondo e celato lato spirituale. Esattamente come la mostra ha coinvolto lo spettatore, volgendolo verso l’inconsueto epilogo che pone l’accento sulle visioni personali dell’arte dei due artisti.

“Può sembrare decisamente ardito l’accostamento tra Andy Warhol e Federico Borromeo, tra la Cripta del Santo Sepolcro e la reinterpretazione dell’Ultima cena di Leonardo operata da parte della Pop Art, tra la Pinacoteca Ambrosiana quale scrigno nato per custodire tesori dell’arte e della cultura e della fabbrica creata per produrre le “opere seriali” teorizzate dall’artista conteso da tutti i salotti newyorkesi (e non solo). Eppure, dietro l’ardimentosa inventiva degli ideatori di questo avvenimento artistico ed espositivo, trovato trova un ‘ occasione preziosa per riaccostare e ricomprendere sia la figura di Andy Warhol, sia le ragioni che stanno alla radice del rapporto tra arte e fede cristiana. ”

Francesco Braschi – Biblioteca Ambrosiana

 

Strano a dirsi ma Warhol, come sostenuto Francesco Braschi della Biblioteca Ambrosiana e sottolineato nell’elogio funebre all’artista da John Richardson, non era una vita compressa fra le lattine Campbell’s Soup ed il volto di Marilyn Monroe. E non fu solo l’anima ribelle e strettamente connessa con l’epoca alienata e trasgressiva che lo rese immortale, bensì era un uomo che spesso si recava come volontario alla mensa per i poveri e frequentava la Chiesa cattolica di rito bizantino.

 

“Chi di voi lo ha conosciuto le circostanze che era l’antitesi dello spirituale sarà sorpreso da questo lato sia esistito. Ma c’era eccome, ed è la chiave della sua mente d’artista”

John Richardson

 

Un uomo che dopo il 3 giugno del 1968, giorno in cui Valerie Solanas attenta alla sua vita sparandogli dei colpi di pistola, si ripromette di esser più fedele e partecipativo nei confronti della liturgia della sua Chiesa.

 

“Sono stato invitato dovunque tranne che a messa. E io sono cattolico.”

Andy Warhol

 

Sempre in bilico fra il sacro della sua intima spiritualità ed il profano suo esporsi pubblicamente conservando, in entrambi i casi, un grande attaccamento al culto dell’immagine come invisibile ma indissolubile legame e conseguenza della sua immensa fame di vedere e rappresentare la realtà, non solo visiva ed oggettiva, ma anche incongruente e troppo condizionabile.

 

“Ho creato a serializzare le immagini perché m’intrigava il fatto che la ripetizione cambiava l’immagine stessa.”

Andy Warhol

 

Riprendendo il culto delle icone bizantine in cui la ripetitività delle immagini e la resa reale dell’immagine stessa nella mente dell’osservatore, era necessaria al fine di supportare la forza spirituale ed il continuo vivere nella fede. Trasformando una realtà soggettiva, in realtà così tangibile da poter diventare addirittura oggettiva.

La mostra immersiva Leonardo & Warhol. The genius experience, è stata sicuramente un’occasione per confrontarsi con due artisti unici. Entrambi in bilico tra il sacro aspetto dell’arte come rappresentazione di quei simboli che, incondizionati, condizionano e risollevano le paure e le speranze di una società. Ed il profano aspetto dell’arte che pone l’accento sull’inevitabile sconvenienza della realtà e della penuria di perfezione.

 

“Noi tutti siamo esiliati entro i cornici di uno strano quadro. Chi è questo, viva da grande, gli altri sono insetti.”

Leonardo Da Vinci

 

Leonardo e Warhol. The genius experience  è stata un’emozione che molto ricorda il camminare la mattina presto  sugli arenili o nei verdi sentieri di montagna deserti, dove è possibile lasciarsi andare fra le braccia aperte del sacro Cristo di Leonardo. Solo, incompreso e consapevole, rappresentante dell’eterna lotta tra il dedito amore universale e l’umana paura per un destino certo ma incontrollabile.

E tra quelle del profano Cristo di Warhol. Adattabile, accessibile ed espandibile in una compulsiva moltiplicazione di immagini fino a renderlo un gadget low cost di cui non si può più fare a meno. Lasciando che in entrambi i casi, il potere della bellezza dell’arte e del genio creativo condizioni anche l’ incondizionabile, anche quello di un’emozione andata come una stella perduta.


Cripta di San Sepolcro, una Milano intima e misteriosa

I diari di Andy Warhol di Pat Hackett e R. Ricci

La filosofia di Andy Warhol di Andy Warhol, Feltrinelli Ottobre 2016



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