Arte,  Vite di artisti

Una notte d’estate con le Sirene di John William Waterhouse

Posta di fronte al confine tra la costa ellenica e quella albanese, vi è una piccola isola chiamata Othoni. E’ la più occidentale e sembra sia stata appoggiata sulle onde da un grande gigante antico e spesso frequentata solo da pescatori. Vi si racconta che le notti di plenilunio, in cui il mare è stranamente calmo,  le sirene tornino a riva e riprendano le sembianze umane, pronte a sedurre e farsi amare da questi naviganti. Agnostici compagni di Morfeo che per il tempo di una luna piena, hanno il privilegio di amare ed esser riamati come mai in vita loro, diventando custodi inconsapevoli del bramato segreto sull’amore. E solo al momento del risveglio, comprendono di non aver sognato e la paura li investe. Coperti di squame e segni, si percepiscono come esche sedotte e ridotte al silenzio.  La loro voce è lieve e se provano a raccontare di quell’amore onirico, non emettono nemmeno un fiato. Cresce in loro l’intima consapevolezza di possedere un mistero che non potranno mai svelare se non pagando il dazio della follia. Nessuno dovrà mai sapere di quel sogno d’amore per non ritrovarsi a navigare in eterno in un mare reso sterile proprio da quelle labbra leggendarie che, al chiarore della luna, li hanno omaggiati dell’arcano della vita. E’ concesso solo sapere che vi è una piccola isola dispersa nel mar di Grecia,  in cui in una notte d’estate è possibile amare le Sirene, esattamente come John William Waterhouse, che le dipinse in tutta la loro verità, bellezza ed essenza.

Di Cristiana Zamboni

Hylas and the Nymphs (Ila e le Ninfe), olio su tela di John William Waterhouse, (1896), Manchester, City Art Galleries photo www.wikipedia.org

“[Descrivendo Castellabate] Chi navighi di colà [Posidonia] trova l’isola di Leucosia divisa dal continente un picciol tratto di mare, e denominata così da una delle Sirene che fu portata a quel luogo dal mare in cui esse, come raccontasi, si sono precipitate.“

Strabone, Geografia

 

Anche in Italia vi è un piccolo lembo di terra fatto di scogli e mare nella baia di Salerno che prima di esser degli uomini, è delle sirene. Una fiaba italiana narra di Leucosia e delle sue bellissime sorelle, tutte sirene anche se molto diverse fra loro. La candida Leucosia, insieme a Partenope e Ligea, attiravano i naviganti che solcavano i mari dal Circeo a Scilla. E seppur terrorizzati, si perdevano fra le note del loro canto, ammirando la loro rara bellezza. La leggenda vuole che fu proprio Omero l’unico uomo capace di sconfiggerle restando indifferente al loro potere, costringendole a dividersi e a fuggire nel profondo blu del mare per non riemergere mai più. Ma fra le acque del golfo di Poseidonia, Ligea fu vista più volte, e a Punta Licosa ogni tanto, è possibile vederla ancora.

“Qui, presto, vieni, o glorioso Odisseo, grande vanto degli Achei, ferma la nave, la nostra voce a sentire.
Nessuno mai si allontana di qui con la sua nave nera, se prima non sente, suono di miele, dal labbro nostro la voce; poi pieno di gioia riparte, e conoscendo più cose.“

Omero

Per meglio comprendere tutta l’opera pittorica di John William Waterhouse, in questa estate in cui il sole brucia ed il mare rinfresca, proviamo a sentir raccontare dalla stessa Legea la loro storia. Lasciamo che sia lei a svelarci i segreti del loro potere sull’uomo e la loro condanna senza possibilità alcuna di una qualsivoglia grazia che possa liberarle dal loro esilio immortale.

Mi chiamo Sirena, o meglio ho molti altri nomi e variano a seconda della leggenda e del luogo. Poco importa da quale fiaba provengo, voglio raccontarti di tutte noi e tutte le novelle che ci hanno dedicato.

“Una sirena non ha un’anima immortale, e non può ottenerne una se non conquistando l’amore di un uomo. Il suo destino eterno dipende dal potere altrui.”

Hans Christian Andersen, La sirenetta, 1837

Voi uomini vi siete appropriati della mia esistenza per nascondere le vostre debolezze. Non mi avete inventato e poco sapete di chi mi creò, vi basate su supposizioni e credenze tramadate. Esattamente come per tutto quello a cui non trovate una spiegazione che non sia riconducibile alla vostra esistenza. Ma io, ci sono sempre stata.

Col tempo e con le vostre leggende mi avete trasformato a vostro uso e consumo, infondendomi tutte le peculiarità che non siete mai riusciti a comprendere dell’animo femminile. Così facendo, mi avete reso simile ad una donna, ma io ho molto più potere. In me sono concentrare le paure della religione e le regole della superstizione pagana.

“Ci sono Sirene disposte ad abbandonare la coda e sentire il dolore dilaniante di un nuovo paio di gambe, pur di amare, pur di non morire, pur di vivere per sempre, piuttosto che diventare schiuma dopo la morte.”

Alessandro D’Avenia, Cose che nessuno sa, 2011

La natura abita in me. Io mi colloco lì, dove voi non potrete mai entrare e mai sostare. Parlo con il mare, danzo con i pesci e, prima ancora, volavo con gli uccelli. Conosco i segreti delle maree e posso trascinarvi negli abissi più scuri e profondi, esattamente dove riposa la Morte. Perchè a me la fine, non genera paura, ma calma e non ho timore delle tempeste, anzi, ci danzo dentro.

E quando esplode la rabbia del vento, il mio canto echeggia con più vigore. E quando nasce la luna, lo stesso canto, diventa melodia e le mie lacrime delle pietre. Vi aspetto lì, a voi uomini, vicino a Caronte e sulle rive del mare. Tra cielo, terra ed aria.

Quelle stesse rive a cui vi rivolgete quando vi sentite soli e il mondo è un involucro di angosciose domande. Nei secoli avete fatto molto per combattere questo mio potere, ma senza risultato. E lì, davanti all’immensità del blu, resto ad  aspettare, ogni notte, le vostre scuse per tutto  quel che mi portaste via.

Seppur nulla mi è stato tolto se non un poco di dignità. Il potere che voi uomini avete è blando e superfluo di fronte al mio. E finché mi cullerò nelle mie acque e fino a quando potrò cantare, renderò pubblica la verità. Io so.

“Non c’è isoletta o scoglio del Mediterraneo che non abbia provato ad appropriarsi del titolo di «isola delle Sirene»: prima fra tutte Capri, in quanto terra consacrata all’amore, poi la maggiore delle isole Li Galli al largo di Positano, quindi Procida, Panarea, Maiorca, l’isola delle Femmine nei pressi di Palermo e persino Sjernaroy, un’isoletta al largo delle coste norvegesi. La verità è che le Sirene sono dappertutto. Il problema è non credere a quello che ti dicono.”

Luciano De Crescenzo, Nessuno, 1997

Ascoltate la mia voce. Stornellerò la consapevolezza ed il sapere a cui tanto aspirate, ma solo se entrate nelle mie acque. Basta anche la riva, anche solo fino al punto in cui appoggiano le vostre armi. Perchè, per comprendere quanto siamo simili voi e io, dobbiamo essere entrambi disarmati. Nel profondo della vostra anima e nel labirinto del vostro intelletto tutto vi è concesso, o meglio, quelle sono le vostre vere armi, quelle che usate raramente in guerra. E vi basta questo per scoprire quanto è immenso il mio potere e quanto fallace ia il vostro.

„E il vecchio vide che le due Sirene, | le ciglia alzate sulle due pupille, | avanti se miravano, nel sole | fisse, od in lui, nella sua nave nera. | E su la calma immobile del mare, | alta e sicura egli inalzò la voce. | “Son io! Son io, che torno per sapere! | Che molto io vidi, come voi vedete | me. Sì; ma tutto ch’io guardai nel mondo, | mi riguardò; mi domandò: Chi sono?”“ 

L’ultimo viaggio, Giovanni Pascoli

Gli scritti favoleggiano che sono nata da una goccia di sangue di Alcheloo quando fu ferito da Ercole. Ma sappi che già molto tempo prima, avevo le ali d’uccello ed aiutavo la Morte ad accompagnare la tua gente nell‘aldilà. Li rincuoravo col mio canto e ad ogni strofa cancellavo loro un ricordo, così da render lieta la fine. Del resto amo il sorriso e odio il lamento, da sempre.

L’età di mezzo ha voluto far di me un mostro. Con le sue ideologie e letture di testi errate, han deciso di mettermi lì, fra le bestie ed i deformi. Ma credo sia la loro atavica e temuta attrazione verso le vostre femmine, a far di me un essere sacrificabile. Mi hanno ricreato, modificato e riscritto, e le mie cangianti e riflettenti squame, hanno acquistato artigli. I cristiani parlano di noi come di esseri del diavolo per differenziarci dai loro uomini alati, gli angeli. Loro sono la santità ed io, la perdizione. E forse perchè assomiglio a colei che fra voi, vive generando vite.

Molte di noi hanno i capelli rossi, e quelle che in terra hanno questa fortuna, voi le mettete al rogo.

“Le sirene sono fanciulle marine che ingannano i naviganti con il loro bellissimo aspetto ed allietandoli col canto . Dal capo fino all’ombelico hanno il corpo di una vergine e sono in tutto simili alla specie umana. Ma hanno squamose code di pesce che celano sempre nei gorghi”

Liber monstrorum de diversivi generibus

Io non inganno per piacere, anzi, sono i vostri occhi a vedere di me solo la sensualità e la bellezza e mi vestite di tentazione. Ma il mio potere è ben più grande.

Io posseggo la consapevolezza del sapere, ne conosco le radici e so dove trovarlo. Questo, uomini, da sempre andate cercando. Non mentite, nel vostro intimo avete ben compreso che solo riconoscendo il vero avrete il potere della libertà.

Ma siete talmente in tanti che fra di voi vi ingannate proprio sulla verità e non vedete come altri di voi riescono a celarla sotto le mentite spoglie di una falsa giustezza che dicono di possedere, perchè prescelti. E a voi è permesso, voi che cercate il vero, di provare paura e senso di colpa. Così vi ammaliano e vi comandano. Esattamente come faccio io, ma io, a detta vostra, sono un mostro. Anche se sono solo capace di allietare il vostro cuore e la vostra mente.

“Le cose vere della vita non si studiano né si imparano, ma si incontrano.” 

Oscar Wilde

Tanti letterati si sono arrecati il diritto di mendacio su di me. Dante mi usa come simbolo dell’illusorio piacere dei beni materiale e carnali. Tuttavia il mio sorriso è puro e la mia grazia è infinita.
Se volete sapere come sono davvero, dovrete ascoltarmi senza opporre resistenza e senza l’ausilio di catene e funi. Dovete aprire la mente, il  cuore ed gli occhi.

A mermaid di J.W. Waterhouse 1901 Royal Academy of Arts (RA), Londra, Regno Unito photo www.wikipedia.org

Guardami nelle opere di John William Waterhouse, l’ artista che ebbe la capacità di vedermi oltre le piume degli uccelli e le onde del mare.
Waterhouse nasce a Roma il 6 Aprile del 1849 e alla tenera età di cinque anni si trasferisce in Inghilterra. Studia disegno e pittura osservando il padre ed aiutandolo come assistente. Nel 1870 si iscrive alla Royal Academy.

Le sue soavi e concrete pennellate raccontano sulle sue tele le leggende dell’antica Grecia e di quella grande Roma che ora non vi è più. La sua vena spirituale trasforma e mescola i miti degli amati Omero e Ovidio con le tragedie romantiche di Shakespeare, con cui disegna la storia come se fosse una favola e la posa in un girone melodico in cui la ricerca di un mondo fantastico trova il suo centro tra le parole usate per descrivere la realtà. Racconta di Circe, colei che per prima mi sfidò. Di Cleopatra, delle Ninfe e di me.

“Sono Lighea, son figlia di Calliope. Non credere alle favole inventate su di noi : noi non uccidiamo nessuno, amiamo soltanto.“

Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Cresce respirando la pittura vittoriana del suo tempo. Legge Oscar Wilde ed ammira William Blake. E‘ considerato dalla critica come il più moderno dei preraffaelliti, e anche l’ultimo. Infatti la confraternita si sciolse anni prima del suo dipingere ma riuscì ad assorbirne la tecnica esattamente come quella dei suoi colleghi impressionisti. E se ben lo osservi, è facile riconoscere il rinnovamento tecnico artistico di questi ultimi nelle sue tele, la sua lodevole tecnica caratterizza le pennellate che, nonostante siano corpose e grandi, restano delicate e raffinate.

“Ciò che è oggi dimostrato fu un tempo solo immaginato.”

William Blake

E proprio grazie ai preraffaelliti che Waterhouse mostra il corpo della sirena caratterizzato da una bellezza irreale e ideale per l’epoca. Candida come la neve le infligge una fragilità estrema, che concorre a renderla misteriosa, seducente e concupiscente. La sua sensualità è espressa nel gesto divinamente dipinto attraverso piccoli pennelli e curate scelte del colore.

Rappresenta e riconosce l’ esistenza di una donna lontana dal loculo domestico, quella tanto cara alla società contemporanea, e la introduce verso un femminismo naturale. Sceglie una donna spontanea, amata e, seppur povera e poco acculturata, capace di  sopravvivere anche da sola.

“E giù i fiumi si abbassano distesa come un audace veggente in trance,
che contempli tutta la propria mala sorte – con un’espressione vitrea, aspetto aveva a Camelot.
E alla chiusura del giorno ha slacciato la catena, e si distese: Il un largo ruscello la annoiava lontano,
La signora di Shalott.”

The Lady of Shalott di Alfred Lord Tennyson.

La signora di Shalott di John William Waterhouse 1888 foto www.wikipedia.org
La signora di Shalott di John William Waterhouse 1888 foto www.wikipedia.org

L’arte dei Preraffaelliti incarna, attraverso i colori, un’idea di pudicizia, soave candore ed eterna giovinezza che, ancora oggi, influenza la moda e gli stili. A partire da Lady of Shalott di Waterhouse, fino all’Ofelia di Millais, per poi non dimenticare Amore d’aprile di Hughes insieme ai bellissimi ritratti di Dante Gabriel Rossetti fra cui il ritratto della moglie Elizabeth Siddal del 1864-1870.

Dante Gabriel Rossetti, Beata_Beatrix, ritratto della moglie Elizabeth Siddal 1864-1870 photo www.wikipedia.org

Mi piace chiamarlo il pittore dei colori perchè riesce sempre a rendere tangibile l’emozione e la trasforma in un oggetto reale attraverso l’uso delle sfumature della natura. Da vita e corpo alle piante e all’acqua e la sua aria profuma degli stessi fiori indossati dalle sue eroine. E la mia pelle, senti, anche lei profuma di mare.

Conosce le donne, quasi in ogni loro più piccolo dettaglio. Le veste di tulle, fiori e romanticismo. Cura ogni piega dei loro vestiti con minuziosa attenzione e li riproduce con parsimoniosa attenzione, grazie a piccoli pennelli intrisi di alchemiche polveri. Attraverso le sue opere, mi osservate impressa in eterno tra le sue pennellate e nel mio sguardo, ti puoi render conto da solo quanto di poco vi si di quel romantico che spesso tu confondi con la debolezza. Lì c’è la nostra forza e la nostra essenza.

“Non sarà il canto delle sirene che ci innamorerà, noi lo conosciamo bene, l’abbiamo sentito già, e nemmeno la mano affilata, di un uomo o di una divinità. Non sarà il canto delle sirene in una notte senza lume, a riportarci sulle nostre tracce, dove l’oceano risale il fiume.”

Francesco De Gregori, Il canto delle Sirene

Il virtuosismo pittorico di Waterhouse è flautato e forte allo stesso tempo, così come le sue protagoniste. Ci racconta come se fossimo un sogno che sta per raggiungere l’oblio per poi sparire per sempre. Eppure, ad ogni suo segno, diveniamo ancor più eterne ed irresistibili. In bilico tra amore e potere, tra sogno e realtà e sempre innamorate ma sole. Forse non sapete, voi uomini, che non mi è permesso conoscere l’amore ed assaporare un bacio.

John William Waterhouse, il successo lo ottenne molto presto, a soli venticinque anni,  quando nel 1874 presentò la sua prima opera finita – Il sonno e la sua sorellastra la morte – alla Royal Academy. Fu così acclamato che nel 1878, vi espose la sua prima mostra personale e nel 1895, ottiene la tanto sospirata cattedra.

Fu lui, il pittore del fascinoso incanto a carpire la mia vera natura. Osservate la sua opera e provate a lasciarvi andare alla mia carezzevole sensualità fatta di veemenza e quiete. La mia grazia e la mia eleganza hanno già reso famoso Waterhouse nella trama delle sue tele. E quando avrete memorizzato il mio volto, il mio sorriso ed il mio sguardo, chiudete gli occhi ed ascoltate il mio canto.

L’armonia del mio suono e la pace pervade ogni essere umano, la bellezza del sapere ti attraversa e si mescola col tuo sangue. Perchè la conoscenza, da sempre, è la bellezza più grande. Non può ingannarti colei che porta la dottrina al tuo cospetto e vuole fartene dono.

La Sirena di John William Waterhouse 1901 photo www.wikipedia.org

La leggenda della sirena, i suoi racconti ed il suo oracolo perdono quella rara bellezza che solo Waterhouse riuscì a donarle, il 10 febbraio del 1917, quando lui muore di tumore. Ci lascia le sue eroine come simbolo della positività storica necessaria a render migliore la modernità, e ogni sua opera è un canto che ammalia e invita a seguirlo in un dimensione in cui tutto è pervaso di soavità e leggiadria. Dove non vi è più peso e la mente si svuota.

“Se le porte della percezione fossero sgombrate, ogni cosa apparirebbe com’è, infinita.”

William Blake

Le percezioni si incamminano tra oniriche strade e si odono suoni melodiosi che riportano ad una felicità dimenticata. O, forse, mai avuta. Nulla è più un segreto. D’un tratto si comprende l’amore, che appare perfino tangibile e la vita prende forma, acquista sostanza e puoi guardarla e finalmente, ringraziarla per il grande dono che è.

Dicono che sia quello il momento in cui riesci a vedere una sirena. E se ti adagi a quello scoglio con cuore sincero, lei ti accarezzerà intonando la favola della verità e regalandoti, finalmente,  la libertà.


Bibliografia:

Atlante delle sirene. Viaggio sentimentale tra le creature che ci incantano da millenni. di Agnese Grieco dicembre 2017
Il canto delle sirene di Shams Nadir

The Women of Waterhouse: 24 Art Cards – Common Forniture assortite – di John illiam Waterhouse di Edited by Jeff A. Menges 2006

Arte di John William: Waterhouse Collezione d’Arte Classica Edizione Digitale di Julien Coallier 2018

I preraffaelliti  di Heather Birchall – 4 febbraio 2016



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