Vite di artisti

Caravaggio, il pittore che ci sorprende sempre

Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, è il pittore più all’avanguardia della storia dell’arte. In tutto il suo essere rappresentò l’inettitudine dei condizionamenti umani alimentati dal potere sull’ignoranza, nel tentativo di sopprimere la capacità di pensiero attraverso l’indottrinamento, lasciando aleggiare la paura del buio oltre la siepe.

 di Cristiana Zamboni

Ritratto di Caravaggio Photo web

Caravaggio, ha sempre dovuto giustificare il suo genio e la sua arte. Ha sempre combattuto e lottato contro la falsa spiritualità dei suoi stessi committenti, per poter esprimere ciò che gli chiedevano di rappresentare. Ma lui sentiva talmente tanto Dio vicino a sé, nonostante il clero e la Chiesa, che si limitava a scrivere:

“Prendo in prestito dei corpi e degli oggetti, li dipingo per ricordare a me stesso la magia dell’equilibrio che regola l’universo tutto. In questa magia l’anima mia risuona dell’Unico Suono che mi riporta a Dio.“ Caravaggio

Narciso 1597-1599 Photo web

A volte capita di dover giustificare la scelta del proprio futuro ancor prima di averla fatta. Di dover combattere per il diritto di scegliere, non sempre compreso e sostenuto. A diciotto anni, quando devi scegliere il tuo cammino universitario, si dovrebbe avere la consapevolezza dei quaranta. Saper argomentare ed esprimere il proprio bisogno di conoscere e capire ciò che senti essere la tua strada. Un futuro  analizzato dagli adulti più per il benessere economico che per la qualità del pensiero. Al terzo anno scelsi un’esame particolare, teologia della chiesa medioevale e rinascimentale, ero sicura mi avrebbe aiutato a comprendere meglio la storia di alcuni pittori simbolo dell’arte. E comprendere meglio ciò in cui volevo credere. Idealista e giovane, pensavo che il sapere mi avrebbe davvero resa libera da istituzioni e condizionamenti.

“Esiste un solo bene, la conoscenza, ed un solo male, l’ignoranza.“ – Socrate

Soffermarsi ad osservare un’opera del Caravaggio è ritrovare la frase di Socrate. I giochi di luce ed ombre delle sue opere avvolgono i personaggi e li nascondono. La buia luce colpisce i soggetti senza gerarchia. Ne mette in evidenza  la verità e le caratteristiche atte a completare il significato dell’impura purezza rappresentata dal suo tempo, che ritroviamo nel nostro. Non ha più simboli, condizionamenti sociali e vincoli.  Rappresenta corpi reali, senza compromessi, spiritualizza le anime dei personaggi, vuole renderle superiori e  liberarle dal presente.

Vocazione di San Matteo” Photo web

Da San Carlo Borromeo assimila – facendone poi concetto della sua arte –  il pensiero che la realtà è l’unica verità che abbiamo e dobbiamo osservare solo lei.

Se potessi colloquiare con lui, credo si esprimerebbe con queste parole: “Sarò un ribelle, un delinquente, ma sottostare ad una burocrazia del pensiero e della libertà, anche spirituale, a favore di un potere assoluto per definizione di alcuni uomini, che nulla hanno a  che fare con la sfera spirituale, mi rende sicuramente un uomo migliore e mi eleva ad un livello superiore di conoscenza di Dio“.

Lui si sente parte attiva di ogni scena che descrive, lo ritroviamo in quasi tutte le sue opere, se non col suo viso, con gli arredi del suo studio.

Bacchino malato Caravaggio 1593- 1594 Photo web

Dissacrato per aver usato come modelli ubriaconi e prostitute, donne annegate e vecchi barboni per rappresentare santi e madonne, rispondeva alle critiche asserendo che anche loro prima di diventar santi furono uomini e l’animo umano non si discosta mai dalla sua natura, qualunque essa sia.

Crocefissione di San Pietro Caravaggio 1600-1601 Photo web

Caravaggio esprime un concetto basilare per chi crede in Dio,  vi è lo spirito ma in continua lotta col corpo ed  il vincitore di questa lotta sarà vicino al divino. La carne perde e sottostà allo spirito.

Nelle opere di Caravaggio ritroviamo tutta l’attualità nostra contemporanea. Una Madonna che potrebbe ricordare le donne morte nel mediterraneo annegate mentre cercavano una speranza al di là di quelle acque. Oppure le donne usurpate della loro libertà, violentate e lasciate agli angoli delle strade più buie. Uomini soli, anestetizzati dall’alcool, sdraiati su di una panchina perché hanno perso tutto, una casa, una famiglia, un lavoro. Succubi di una realtà del potere politico borderline,  vestito di animo sociale ma  che accomoda l’individuale agio di pochi eletti. 

Morte della Vergine Caravaggio 1604 Photo web

Caravaggio aveva ben compreso quale fosse il vero uso comunicativo dell’arte ed ogni sua opera è un trattato di storia, inserisce elementi di chiaro significato a completarne il messaggio, a volte di denuncia. 

Per Caravaggio, l’arte deve metterci in contatto con la rara bellezza senza perdere il  contatto con la realtà. E rappresentare il divino attraverso la personificazione dell’uomo normale, fece sì che egli si sentisse molto vicino a Dio. E da Dio amato.

Contemplando l’opera del Caravaggio si può facilmente arrivare all‘ intimo dell’artista e, a sua volta, il suo intimo arriva a noi e ci cambia. Le sue opere in luce ed ombra, i suoi chiaroscuri, i suoi silenzi pittorici sono fatti di una continua contemporaneità che ci fa sentire parte delle scene rappresentate. Senza esaltare né inasprire la realtà, semplicemente rappresentandola. Visioni troppo moderne e sincere per il suo periodo, ma sicuramente, sempre attuali. Per queste sue caratteristiche è l’ artista amato e studiato dai fotografi contemporanei. Ad esempio Robert Mappletthorpe ne ha fatto fonte d’ispirazione per l’uso della luce.

Amor Vincit Omnia Caravaggio1601-1602 Photo web

L’inettitudine della società, il finto perbenismo e l’ipocrisia, la mancanza di cultura come presa sul popolo è inevitabilmente comprensibile nelle sue opere. Oggi, come nella sua epoca, aleggiano nell’aria. Ci ritroviamo nel buio, nel nulla illuminati solo da flebili fiammelle, riscaldati da rossi carminio ad indicarne la carne ed il sangue di cui un’essere vivente è fatto. 

Secondo Caravaggio noi siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio, creati da lui, atti a rappresentare la sua parola. Colpevolista  a volte, compassionevole altre. In questo sta la sua cristianità. Una cristianità forse anche più grande di quella dei papi che tanto lo criticarono e denunciarono.

Martirio di San Matteo Caravaggio 1599-1601 Photo web

La storia dell’arte lo definisce „maledetto“, con un brutto carattere, rissoso ed assai irriverente. Ma fu solo un uomo dal genio invadente ed esuberante, innovativo dal punto di vista stilistico e concettuale dell’arte. Consapevole della sua bravura. Chiunque, con la consapevolezza di Caravaggio,  avrebbe fatto fatica ad accettare la mentalità del tempo e si sarebbe trasformato in un ribelle in cerca solo di poter sfogare il suo genio ed il suo sapere contro il bigottismo e la falsità.

Un vero iconografo di ciò che l’uomo è.

Scrive Vittorio Sgarbi:

Caravaggio è doppiamente contemporaneo. E‘ contemporaneo perché c’è, perché viviamo contemporaneamente alle sue opere che continuano a vivere ed è contemporaneo perché la sensibilità del nostro tempo gli ha restituito tutti i significati e l’importanza della sua opera. Ogni secolo sceglie i propri artisti. E questo garantisce un’attualizzazione, un’interpretazione di artisti che non sono più del Quattrocento, Cinquecento o e del Seicento ma appartengono al tempo che li capisce, che l’interpreta, che li sente contemporanei. Tra questi nessuno è più vicino a noi, alle nostre paure, ai nostri stupori, alle nostre emozioni, di quanto non sia Caravaggio.“

Un ribelle che non puoi non amare e stimare. Un artista capace di portarti con sé nel suo essere e nel suo tempo. Capace di trasformare il suo tempo nel tuo tempo. Si può solo sperare che ti tenga lì per sempre, nel suo mondo, nel suo genio e nella sua verità. Senza ipocrisia e superficialità ma solo avvolto dalla realtà, dalla vita e dalla sua ribellione ad insegnarti il valore della libertà che, il sapere e la conoscenza, inevitabilmente offrono. Uniti alla compassione di chi, per chi crede, ci creò.


Note biografiche sull’autrice

Cristiana è nata a Milano il 25 giugno 1969, frequenta il liceo artistico di Bergamo, si diploma nel 1987, frequenta l’istituto d’arti grafiche e figurative San Calimero a Milano per la qualifica di Grafica pubblicitaria nel 1992. Contemporaneamente lavora come free-lance presso studi di grafica per progettazione cartelloni pubblicitari e libri per bambini. Collabora con diversi studi. Interior designer si specializza in Art – design. Collabora free-lance con studi di progettazione d’interni per la creazione di complementi d’arredo artistici e  per la creazione di quadri d’arredo, dipinge. Scrive articoli sulla storia dell’arte.

Pubblicato in ArteVitae.it per la rubrica Arte


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Dipingo, leggo e scrivo. #artblogger #artwriter #artist Amo lo #skate e la danza classica.#Epicuro, le mie all, la mia arte e tutta l'arte

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