Arte,  Vite di artisti

Paul Klee: resta pur sempre un ultimo segreto in tutto

Se ogni opera d’arte ha la capacità di concentrare in sé l’intero libro dell’esistenza umana in un susseguirsi di geniali e ragionevoli intuizioni che racchiudono tutto il significato del mondo visibile ed invisibile, con Paul Klee e la sua arte, capace di rendere reali perfino gli angeli e di trasformare in colore l’impossibile razionale così da comprendere il tutto, l’ultimo segreto della vita rimane nel suo angelo smemorato.

Di Cristiana Zamboni

Nella cerchia superna, dietro la pluralità delle interpretazioni possibili, resta pur sempre un ultimo segreto – e la luce dell’intelletto miseramente impallidisce…

Paul Klee

Angelo smemorato di Paul Klee

Ci sono giorni in cui vorrei tornare bambina e non pormi quelle fatidiche domande che nemmeno durante tutto l’arco di una vita avranno mai un accenno di risposta. Domande che nascono davanti ad eventi difficili da accettare.

Quando un uomo ha grossi problemi dovrebbe rivolgersi ad un bambino; sono loro, in un modo o nell’altro, a possedere il sogno e la libertà.

Fedor Michajlovic Dostoevskij

Ci sono leggende e teorie che enunciano l’abilità dei bambini nel vedere ciò che, da adulti, non è più visibile, come se avessero quella primitiva capacità di vedere oltre quel che è tangibile, senza difficoltà. Abili nel penetrare in quell’estensione della vita che da sempre gli uomini sono andati cercando nella speranza di poter cancellare l’oblio sconosciuto della morte.

La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c’è, i morti non sono più.

Epicuro

E’ ciò che non conosciamo a farci paura e se nel passato questo istigava l’essere umano a cercare di avvicinarsi il più possibile a qualcosa di superiore così da ottenere le grazie di una continuità anche dopo la vita, oggi, enuncia Bauman, il tutto si perde nell’egoistica ricerca di una qualche sensazione che amplifichi la vita terrena, allontanando e cancellando anche il solo pensiero che esista la fine.

La cultura è un gigantesco tentativo di dar significato alla vita dell’uomo, e un ostinato sforzo di reprimere la consapevolezza del carattere irreparabilmente succedaneo e fragile di tale significato.

Zygmunt Bauman

L’uomo cerca soluzioni alle cause della morte, usa placebi che fermino il visibile passare del tempo e dice di concentrarsi sul presente, eppure è palesemente alla ricerca di un ancora cinque minuti da vivere. Sale compulsivamente sulla giostra del qui ed ora è la vita, osservando se stesso come agglomerato di attimi viscerali dove anche l’intensità del momento è volubile ed in perenne attesa di un’ emozione sempre più forte. Come se nulla avesse mai davvero un punto di arrivo.

Lasciando alla vita la facoltà di mostrarsi più come una contraddizione perenne che inizia con la nascita e che, forse, termina al giaciglio della morte. In un sempre continuo cercare risposte, dove il  tutto viene illuminato da un’esaltazione di gioia ad ogni piccola intuizione e spento dalla tristezza ad ogni fallimento del sapere.

Oggi la relatività delle cose visibili è nota, di conseguenza consideriamo come un articolo di fede la convinzione secondo la quale, in rapporto all’universo, il visibile costituisce un puro fenomeno isolato e che ci sono, a nostra insaputa, altre numerose realtà.

Paul Klee

La roccia degli angeli, Paul Klee 1939

Forse sarebbe meglio non vagare nel grande universo della conoscenza ricercando pace ai misteri, ma sarebbe come chiedere all’essere umano di non amare, del resto raramente ama per l’altro, per lo più è per se stesso, come se fosse un atto dovuto per sentirsi vivo. Così come il bulimico bisogno di avere conferme a quelle intuizioni che colmano i giorni oscuri in cui l’esistenza si chiede il perchè di tutto l’esistere.

Un rimando quasi istantaneo alle immagini medioevali ed anche un pò rinascimentali degli angeli, incarnazione di tutte le età dell’uomo che, rappresentati con fattezze di infanti, nello sguardo mostrano il sigillo di coloro che, adulti e saggi, sono il mastro di chiavi del sapere universale. Lievemente sempre un pò divertiti ed annoiati dalla poco fruttuosa ricerca dell’uomo.

E a quella confessione creatrice di Paul Klee per cui l’arte nasce attraverso l’umana intuizione in una perquisizione evidente che svela tutto ciò che vi è di visibile ma non vogliamo vedere, e la trasforma in un discorso sulla realtà eliminando completamente il concetto di semplice riproduzione.

Picasso vede il quadro come un muro, Klee come una pagina.

Clement Greenberg

Quando perdi qualcuno per strada durante il cammino della vita, speri davvero che la teoria di Klee, in cui non vi è una sola esistenza ed un solo mondo, sia vera. Così ti ci aggrappi con tutto te stesso e ti convinci che forse è lì, intrappolato in una qualche parte di ciò che non vogliamo vedere.  Tra le pieghe del tempo di un mondo parallelo e basta allungare una mano per poter toccarlo e, intuitivamente, sentirlo.

E’ l’Io che impara a trasmutare e a canalizzare gli impulsi dell’id, e a unirli in quei cristalli multiformi di miracolosa complessità che chiamiamo << opere d’arte>>. Esse sono i simboli, non sintomi, di questa falcoltà organizzatrice. E’ il nostro Io che, per risonanza, riceve da queste figurazioni la certezza che la risoluzione di un conflitto, la libertà ottenuta senza nessuna minaccia per la nostra sicurezza interiore, non sono irraggiungibili dalla mente umana che aspira.

E.H. Gombrich, Freud e la psicanalisi dell’arte

Paul Klee fu il più grande tra i pittori della prima metà del ‘900 e un considerevole teorico dell’arte, paragonabile a Leonardo con il suo trattato sulla pittura. Nel suo saggio Confessione creatrice,  il pittore enuncia che l’arte deve far apparire e rappresentare ciò che non è palese all’uomo, deve raccontargli di altri mondi e  vite possibili e mostrare la vera via per vivere nel mondo di mezzo.

Non appartengo solo a questa vita, perché io vivo bene con i morti, come con i non nati, più vicino di altri al cuore della Creazione, ma sempre troppo lontano.

Paul Klee

Nell’anticamera della società degli angeli, Paul Klee1939

Con Paul Klee l’arte assume un valore molto più ampio di quello concettualizzato fino al tempo della sua teorica e la sua ricerca artistica si discosta notevolmente dal pensiero creativo in uso. Non è più importante il soggetto o l’oggetto dell’arte, il tema o la forma, ma quel che diventa imprenscindibile dall’opera è l’esperienza e l’evoluzione interiore dell’artista, essendo anche lui oggetto e soggetto che vive la realtà in un modo tutto suo.

Il casuale dev’essere bandito dall’opera moderna, e può essere soltanto simulato. 

Stéphane Mallarmé

Il concetto di universalità dell’essere diviene un tassello essenziale, come il talento, per chi esegue un’opera d’arte, capace di trasformare un segno in un insegnamento per vedere in maniera differente, inscrivendo l’infinita dimensione del tempo all’interno dell’opera visibile.

E solo l’opera dipinta con tutti i colori delle emozioni e dell’esperienza umana, sia singola che collettiva, diventerà il sigillo di tutti i segreti dell’esistenza. Ed è in quella immagine unica e davvero finita che si potrà osservare la vera essenza dell’uomo e del suo infinito universo.

Grazie a Klee, allora percepisci che l’idea che possano esistere gli angeli non sia così lontana dalla realtà, non da quella interiore e spirituale che ha bisogno di credere in qualcosa, di andare oltre.

Vogliamo essere esatti, ma senza limitazioni.

Paul Klee

La realtà reale, affermava Klee, è percepibile solo ai bambini e ai pazzi, perchè non si fermano alla sua oggettività e non le impongono dei limiti, lasciandola libera di spaziare ovunque riesca ad andare. Mentre la realtà visibile, quella di chi non riesce a vedere oltre, è vacua e vacillante, dubbiosa e contenibile, contraddittoria e composta su di un continuo scorrere di immagini che cercano di spiegare il tutto e che, individualmente, assumono una connotazione completamente diversa. Proprio perchè sovracaricate da emozioni ed esperienze proprie.

E gli angeli hanno molto in comune con i bimbi, certo le leggende arcaiche e medioevali non li definiscono belli come loro, ma sono esseri essenziali, non ancora completamente corrotti dall’esperienza altrui, in continua evoluzione e racchiusi in un corpo ancora umano in attesa della definitiva maturazione delle ali.

C’è in tutta l’arte un elemento che per brevità potremmo chiamare l’elemento della << culla di spago>>.(L’autore si riferisce al gioco che due persone fanno intrecciando una spago fra le dita e passandosi l’una l’altra le figure così ottenute). L’arte, come ha sottolineato Malraux, nasce dall’arte. Il giovane artista subentra nel gioco ai suoi predecessori e, così facendo, vi introduce delle variazioni. 

E.H. Gombrich, Freud e la psicologia dell’arte

Un corpo che gli arreca il pregio di sentire i sentimenti e le emozioni tipiche dell’uomo, rendendoli ancora un pò imperfetti e vicini all’essenza umana, in attesa di esser pronti a spiccare il volo verso un universo superiore che loro già conoscono perchè lo percepiscono. Non sono immortali e tanto meno divini, sono solo dei fortuiti inquilini di un mondo di mezzo in cui l’unica dimensione temporale esistente è intermedia e mesciata fra reale e oltre.

Gli angeli di Paul Klee conoscono la verità, sono in grado di vederla e percepiscono concretamente la sostanza delle cose e questo, essenzialmente, li differenzia dagli uomini. Hanno la capacità infantile e folle di trasformare la realtà in ciò che vogliono, possono essere ovunque e diventare chiunque in una dimensione pura dell’immaginazione, che fantasia non è, perché per loro esiste davvero.

Klee li rappresenta nella loro unicità primordiale e li disegna proprio come farebbe un bimbo, attraverso segni semplici, imprecisi ed essenziali, definendone solo contorno.

Red Balloon Paul Klee 1922 Guggenheim Museum photo www.wikipedia.org

Per l’artista sono immagini che non hanno bisogno di aggiunta di particolari che ne definiscano i dettagli, anche perchè la loro natura è in continua evoluzione e movimento. Cambiano continuamente le loro ali ed i loro tratti somatici quindi non è più importante come siano fisicamente, ma è necessario percepire anche solo l’idea della loro esistenza.

Tutta l’arte è un ricordo all’origine, è nell’oscurità, i suoi frammenti vivono sempre nell’artista.

Paul Klee

Intuitivamente possiamo dire che gli angeli di Klee possono essere interpretati in diversi modi, non ultimo quello sociale, diventanto amuleti di una società che non vuol vedere il degrado che la circonda e non cerca di evolversi.

Paul Klee fu docente al Bauhaus, istituto superiore d’istruzione artistica nato per superare il binomio arte-artigianato, portando, con il suo insegnamento, a teorizzare il fare arte in modo più sistematico.  Viene considerato dai nazisti uno dei pittori degenerati e costretto a lasciare la scuola e a rifugiarsi in Svizzera, dove una grave malattia lo porta alla morte nel 1940.

Parlare di realtà considerando la pittura dell’artista può apparire strano eppure, nonostante la sua arte sia immaginazione nella accezione più profonda del termine, è abile nel trasferire nelle sue opere le risposte ottenute grazie ad una minuziosa ricerca spirituale sul senso della vita e del suo esserci. Ed ogni suo soggetto dipinto lentantamente, con gesti armonici ed aggraziati, diviene icona che interpreta ogni sensazione, fisica e mentale, da lui provata.

Tutta la transitorietà è soltanto un’allegoria. Ciò che vediamo è soltanto una proposta, una possibilità, un aiuto. La verità vera giace prima nel fondo invisibile.

Paul Klee

In conclusione, prendiamola così, gli angeli non sono visibili solo perché chi guarda non ha la profonda volontà di vederli realmente. Ed anche se l’avesse, è ormai privo di quella infantile e non corrotta schiettezza basilare per poterli davvero vedere. Però, se ci si affida all’immaginazione che rende tangibili le sensazioni insegnata da Klee, è , almeno, possibile coglierne la presenza.

Come è possibile intuire, con le dovute e personali considerazioni interiori,  che tutte le persone che abbiamo perso non siano davvero smarrite,  ma vivono in un’altra dimensione e in un’altra esistenza, forse. La scienza non lo conferma ma per fortuna, l’arte lo rappresenta e se  un giorno avremo  la coscienza degli angeli, dei bambini e dei pazzi, magari potremmo affermare che sì, l’oltre c’è.

E forse cresceranno le ali e si potrà volare e raggiungere chi non c’è più ma ha avuto il pregio di rendere questa dimensione e questo mondo, un luogo davvero speciale.

C’è un tempo per capire, un tempo per scegliere, un altro per decidere. C’è un tempo che abbiamo vissuto, l’altro che abbiamo perso e un tempo che ci attende.

Seneca 

 

Questo articolo è dedicato a Franco, Cristina e Norma


Bibliografia:

Paul Klee – Teoria della forma e della figurazione (prefazione di G. C. Argan) – Feltrinelli 1984

The Thinking Eye. The Notebooks of Paul Klee. di Paul Klee – 1 gennaio 2013
The Paul Klee Notebooks: The Nature of Nature: volume 2 di Paul Klee  a cura di Jurg Spiller 1992
Confessione creatrice e altri scritti di Paul Klee a cura di F. Saba Sardi


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